
Dicembre è entrato dalla porta. I negozianti, in bilico su scale precarie, iniziano ad adornare i loro negozi. Piccole luci colorate con le loro intermittenze scandiscono i minuti trascorsi a cercare parcheggio. Una polo blu gira e gira, come una trottola disperata intorno all'isolato. Una pioggia fina bacia i finestrini. Alzo lo sguardo a questo cielo domenicale che mi ha regalato emozioni, tutte da chiamare con diversi nomi. La mia vita in questi giorni.. Una biblioteca che ti avvolge con cento.ottanta.mila volumi antichi che profumano di scienza e tempo, un ragazzo dagli occhi teneri e profondi, dai gesti e premure d'altri tempi, nella cui vita sono caduta, così inaspettatamente; Santa Maria in Trastevere, aperta, di sabato, all'una di notte, mentre la gente suda dimendandosi in discoteca, vengo presa per mano da un amico greco che mi spiega, con una semplicità disarmante, le iscrizioni in greco del IV secolo. Ed è tutto così surreale. Si cena, tutti assieme. La tortilla de patatas di W., le polpette ed il rollé, le olive, i dolci alle mandorle, arrivati di corsa in pullman direttamente dalla Grecia, creati dalle mani di una madre lontana ma attenta. Si beve, si ride, si parla in un italiano così buffo, me compresa. Si gesticola per farsi capire, perchè Noi italiani, siamo bravi in questo. Una bella ragazza mi bussa al finestrino, sotto quel cielo domenicale. Ci stavamo aspettando. Sale in macchina, ci salutiamo come se ci conoscessimo da tempo. Forse è davvero così. Ci sono incontri che dovevano accadere, senza spazio e tempo prefissati sull'agenda. Incontri che - casuali - non sono mai. Le affinità come rotaie ci conducono alla stessa stazione. Al binario si aprono le braccia al coraggio di conoscere qualcosa che fino a poco prima s'ignorava e quello che si scopre sono le somiglianze anche nelle diversità apparenti. Gli accenti che scoprono il nome della terra a cui apparteniamo, i dialetti che colorano l'ambiente, il piccante e l'agrodolce, sapori delle proprie case. T'innamori, ti lasci affascinare, sgrani gli occhi quando ti rivelano qualcosa che ti sembra impossibile, accenni timidamente un passo di danza a suon di συρτάκι o di flamenco, fissando i passi che i piedi dell'altro, con sicurezza, compiono. Ci viene da ridere. Le nuvole, come su una giostra senza fine, si rincorrono su questo sfondo azzurro sporco.
Come nuvole ci siamo rincorsi, io e te. Ti ho ri-trovato, finalmente. Afferro il libro, la polvere viene spazzata via con un soffio di labbra. Lo accarezzo, lo stringo a me. Lo sento parte di me, di questa storia che di scrivere, ancora, ho voglia.
On air: "Due Tramonti" - L. Einaudi.
Foto di Capitainecroc.