04 settembre 2007

Radici.






La mia carrozza è la 11. La prima del convoglio.
Salgo. Lo faccio, come al solito, trafelata. Sistemo i bagagli, sempre troppo pesanti.
Mi siedo e appoggio, come fanno i bambini, la fronte e le mani al finestrino. Guardo l'orologio della stazione. La sua rotondità segna le 19.00.
Si parte. Non riesco a staccare gli occhi dal paesaggio, così verde. Il vetro del finestrino è sporco, biancopaco, ma nonostante questo riesco a percepire il movimento degli alberi mossi dal vento, là fuori.
Dietro i campi, il sole si sta ritirando come un attore dopo gli applausi. Lo fa piano piano, sembra quasi volere che qualcuno lo preghi di restare, per fare un bis.
Torno verso casa. La mia casa. A Roma io sono cresciuta, ma non ci sono nata.
Le mie radici sono altrove.
Sono nella terra dei sorrisi e delle approssimazioni, nella terra del caffè e dell'odore del mare, della carta sporca ai bordi delle vie, del profumo delle sfogliatelle alla crema esposte nelle vetrinette dei vicoli, della pizza della regina, del presepe, dei clacson furiosi, nella terra del calore umano, delle grida dei bambini, del sole amaro, del calore del Vesuvio.
Oggi, prima di partire, in un abbraccio ho perso il mio presente mentre occhi mi hanno raccontato il mio passato.
Mi hanno raccontato una storia che affonda le sue dita nella terra del sud, che profuma di pane cotto nel forno a legna.
Mi sono seduta sotto un albero questo pomeriggio.
Mi hanno trattenuta radici forti e vere. Un albero che in cima ha foglie tutte bianche. Mi hanno avvolta, con tenerezza infinita, mani di madre e di nonna.
Nei suoi occhi la sua storia, la nostra storia, il dolore e l'amore.
Racconti di legna consumata, di camini accesi, di carte francesi, di cesti di mandarini e di noci, racconti d'argento e di guerra, di un cappello bianco e nero caduto nel fango in mezzo alla via, al tempo, non ancora asfaltata, della preziosità di Capri d'inverno.
Un pianoforte a coda mostra vecchie foto ingiallite ma i capelli no, quelli erano rossi come un tramonto estivo.
Mi sono lasciata andare. Ho lasciato che occhi umidi, che sanno di vita e di figli nati e cresciuti, di mariti amati e poi persi, si raccontassero.
Nei ricordi, i rimpianti. Sul tavolo i girasoli sempre gialli.
Intorno a quel tavolo sei donne, alcune di loro con due fedi all'anulare. Sei donne forti come le radici di un albero che ha resistito alle tempeste più violente, un albero che ha visto le stagioni più belle, che ha assistito alla caduta delle sue foglie in autunno, che è gelato assieme agli inverni più freddi, che ha dato vita ai fiori più colorati, in marzo.
L'Amore e la Morte nei loro sospiri, nelle loro parole comunicate con uno sguardo, le mancanze, gli abbandoni inaspettati, le partenze dolorose, il ricordo del boato delle bombe della guerra che è capace, tuttora, di turbare i loro sonni. Raccontano dei saluti ai propri cari, al porto, quando partirono, quarant'anni fa, per andar a cercare fortuna nel lontano Venezuela, dei loro accenti che, al contrario, non partirono mai, delle lettere che si attendevano giorni e giorni, della contentezza nell'avere, finalmente, quelle lettere tra le dita, del sapore del vero caffè napoletano, delle pesche del vecchio giardino che, se ci fosse ancora, saprebbe regalarci i profumi di un tempo.
Lacrime che corrono giù sul viso, veloci fino al naso. Si fermano in bilico sull'angolo della bocca, tra una ruga ed un sorriso che scoppia improvviso, quando qualcuna di loro dice qualcosa in dialetto ed allora passa la tristezza.

Questa mattina alle 6 un temporale mi ha svegliata. Ho portato i miei piedi pigri e gli occhi che profumavano ancora di sonno fino al balcone. L'acqua del cielo stava lavando il cortile. Stavo aspettando che l'aria cambiasse, che diventasse più fresca. Ho aperto la finestra. Ho abbracciato me stessa per ripararmi da quel vento che in pochi secondi mi aveva fatto venire la pelle d'oca. Ho chiuso gli occhi, poi li ho riaperti per guardare il cielo. E per la prima volta mi sono sentita a casa. Semplicemente, a casa. In quella casa dove oggi pomeriggio delle grandi donne si sono raccontate, in quella stessa casa dove mio nonno mi dava la cioccolata prima di cena senza farsi vedere da mia madre, dove da piccola a Natale s'imbandivano due tavole, il "tavolo dei grandi e dei piccoli", dove non si riusciva mai ad aspettare la mezzanotte per scartare i regali e dove il 31 dicembre si sparavano i botti dal terrazzo facendo attenzione a non mandare a fuoco il giardino del vicino.
Oggi, mi sono sentita parte della famiglia. Una famiglia che, anche se divisa, anche se strappata e ricucita, è pur sempre una famiglia. La mia famiglia.
Oggi mi sono sentita fiera di venire dal sud di questo Paese. Fiera di ciò che sono le mie radici.

Serena e sicura, sotto quell'albero.


Foto di Pascal Renoux.





Escuchando: "Resta Resta Cu'mme" di Pino Daniele.

23 agosto 2007

Venticinque Luci il Ventitré.

Oggi, venticinque luci.
Ieri a mezzanotte in punto la telefonata di mia nonna. La sua voce emozionata nell'augurarmi "tutta la felicità che merito". La telefonata di mamma, poi. I messaggi e le chiamate degli amici, quelli veri, quelli di sempre. Quelli che mi scrivono di "non cambiare mai", quelli che mi esortano a "crescere, una volta per tutte!" ed io che sor-rido perchè hanno ragione.
Il proprietario del ristorante "Giulio passami l'olio", per i primi cinque minuti mi ha fatto innervosire ma, poi, alla fine dei conti, mi ha abbracciata e baciata per questi "venticinqueanni-ma-lo-sai-che-te-ne-avrei-dati-ventidue??".
Una piazza navona bagnata da una pioggia leggera. Le luci dei lampioni che illuminavano i san pietrini così lucidi. I miei occhi dello stesso colore degli orecchini. Ed un Fred in piena forma come non l'avevo mai visto. Due libri regalati, che già dalla copertina, sembrano impegnativi. Non vedo l'ora di cominciare a leggerli.
Apro gli occhi stamattina. Trovo un foglio A4 in fondo al letto. Ci sono disegnate 25 torte colorate e un "buon compleanno, mamma e papà". E mi viene da piangere, mi sento fortunata.
Guardo il cellulare. Dieci messaggi da leggere.
Alle 6.47 del mattino: quello che aspettavo sei ore prima e che non era ancora arrivato. Un msg pieno di forza, di ottimismo, malgré tout. Merci, merci pour cette liberté que tu m'as donnée. Merci d'etre comme ça : Unique.
Oggi a Roma l'aria è fresca, come la mia pelle. I piedi lasciano l'impronta delle dita sul parquet.
Mentre scrivo guardo al di là della tenda. Molte finestre sono ancora chiuse. C'è una luce così particolare fuori. Oggi è un ventitré agosto così diverso da tutti gli altri. Un ventitré trascorso in città e non al mare come ogni anno. Un ventitré che vede riuniti gli amici più cari. Un ventitré bagnato da una pioggia che sa di vento e di cambiamenti. Un ventitré che vede una strada da percorrere, tra salite ed altopiani. Una C. che sa che deve cambiare tenendo strette a sè le persone che ama.

Grazie a mia madre per avermi fatta nascere venticinque anni fa e per avermi cresciuta come solo Lei avrebbe potuto.


Nella foto:


Escuchando: "Que Bonita es la Vida" - Rubin Steiner.

19 agosto 2007

Ventisette Lune Fa.



Il sole sta scomparendo laggiù nel mare. Ci s'immerge, piano piano. Quando arriva a metà, tra il cielo e l'acqua, mi fermo a guardarlo. Le nuvole gli danzano tutt'intorno, creando una coreografia, perfetta.
Quanti colori ed odori e profumi.
Quei colori così unici che nemmeno il pittore più esperto sarebbe in grado di ricreare.
Sembra di poter toccarli quegli odori che hanno il sapore di sale e di zucchero a velo, di cannella e di menta.
Quei profumi che sanno di pelle abbronzata, di capelli dorati, di cuori complicati.
Sorrisi che celano una sofferenza senza fine sul tuo viso, sorrisi veri, di quelli che nascono senza cercare l'orgine del sentimento, nascono senza un perchè preciso. Sorrisi nati e morti prematuramente.
Mentre sorridi col sole che si nasconde, gli dài le spalle. Fai due passi dinanzi a te, ti volti a guardarlo. Alzi gli occhi al cielo, apri le narici al mondo. Sospiri. Ecco, ora la vedi. La luna. Il sole sta scomparendo mentre tu ti copri le spalle perchè un brivido di freddo ti corre lungo la schiena. Il mare s'increspa come i tuoi pensieri. Sai che ora non puoi più voltarti. Il sole ti sta accompagnando in questa passeggiata della vita mentre il mare lo mangia a piccoli morsi. Ora c'è spazio per la luna. Il mare diventa nero, la luna argento.
Ventisette lune hanno danzato per ventisette volte con il sole. Si sono scambiati ruoli e carezze, sono scesi e risaliti per ventisette volte. Hanno illuminato con nostalgia le tue notti ed i tuoi giorni. Ricerchi un mondo dove la luna sia appesa ad un filo di giorno ed il sole si culli in un cielo buio.
Per tre volte è stato così. Le lancette dell'orologio hanno corso in senso antiorario. Abbiamo giocato con carte senza numeri, senza simboli. Carte bianche dov'era disegnato ciò che più ci piaceva. Con la sabbia si sono costruite montagne, la torre di Babele è stata la nostra casa, il linguaggio delle mie mani ti ha insegnato la strada per tornare alla luce. I tuoi occhi mi hanno fatto bere laghi di emozioni. Le foglie morte ai bordi della strada avevano un nome mentre affondavano nella neve. La tua pelle si è sposata con le mie labbra, per tre volte.
I piedi hanno imparato passi nuovi mentre le mani tenevano stretto un bicchiere di vino bianco. Il suono delle risate rimbomba il quella stanza ora troppo vuota. Una sedia nera ed un'altra rossa, e quei fiori di "Volver" che sanno di morte e di vita. Un "volver" appeso alla parete che canta con una voce che sa di Spagna e di anarchia, una voce che non ha più paura di dire e di pensare ciò che è giusto pensare.
La perversione delicata dell'amore, del farsi male, del mordersi nel mezzo della notte, del divorare parole e gesti.
Ventisette volte fa il sole ha lasciato posto alla luna.
La luna ha lasciato posto a me, per far sì che io mi facessi spazio tra le nuvole, in quella tua notte così scura.
Questa notte sarà silenziosa, senza soli e senza lune. Manderò un raggio della mia luna ad accarezzarti il viso, mentre dormi. Sarà un raggio discreto, farà attenzione a non svegliarti. Ventisette lune fa è nata una stella. Una stella smaltata di blu.
Buon compleanno @£.
P.


Foto di Pascal Renoux.

13 agosto 2007

J'ai Besoin de la Lune.




Bevi dal bicchiere l'ultima goccia di vino rosso, tutto d'un fiato, strizzi entrambi gli occhi facendo una smorfia per il gusto forte che ti lascia in gola.
Hai guardato a lungo la scia bianca di spuma che le barche lasciano dietro di sè dopo aver tagliato velocemente l'acqua.
Stasera hai tagliato il cuore, come fosse acqua, come fanno le barche. Sentimenti mutilati che non sai curare.
Hai lasciato indietro qualcosa di te. Ti volti a guardare nel tuo presente appena passato ed hai timore di guardare il futuro prossimo.
Raccogli tra le mani quella spuma bianca, quelle bollicine che restano intatte nonostante non galleggino più sulla superficie dell'acqua. Scoppiano all'improvviso al contatto con l'aria. Il cuore batte forte, più forte. Il nodo alla gola ti stringe tra lo stomaco e le pupille che sono intrise di sale.
Ti bagni le labbra con quel sale. Ci passi la lingua sopra e pensi che dopotutto quel sapore così forte ti piace. I capelli sono bagnati ma non basta a rinfrescarti perchè il sole batte forte. Non basta per rinfrescare i pensieri incandescenti che si incastrano tra i nodi dei capelli ed il sale.
Un groviglio di sensazioni ti si attaccano alla pelle. Provi a lavarle via ma non ci riesci. E' tutto così maledettamente fisiologico.
Ma le sensazioni sono sotto la pelle, non sopra.
Corrono nelle vene più veloci del sangue, che a volte pensi sia freddo, ed invece non lo è.
Quante cose vorresti dire, ricordare, ricucire, snodare, legare, pensare, amare, odiare.
Quante parole non dette vorresti pronunciare, quante cose dette vorresti ingoiare per farle sparire.
Vorresti sparire, tu.
Per una frazione di tempo indefinito. Addormentarti come una bambina di cinque anni e svegliarti grande, grande, grande.
Ma sai che non si può. La spuma è sparita laggiù all'orizzonte.
Altre barche tagliano l'acqua, lasciando scie diverse, disegnando traiettorie tutte loro mentre il cuore, nel petto, si sgretola pian piano.



"J’ai besoin de la lune pour lui parler la nuit.
J’ai besoin du soleil pour me chauffer la vie.
J’ai besoin de la mer pour regarder au loin...
J’ai tant besoin de ... tout à coté de moi".



Foto di Pascal Renoux.

On air: "J'ai besoin de la Lune" - Manu Chao.

04 agosto 2007

Beleza de Luz.


Un'estate piena di sole, di sale, di sorrisi, di sapore.
A voi.
On air en mi cabeza:"Toda Joia Toda Beleza...".
Foto di Pascal Renoux.

26 luglio 2007

Un Altro Giorno di Ordinaria Follia.


E' giovedì. Fuori ci sono 38 gradi anche sotto l'ombra cocente del pino di fronte alla mia finestra, un pò piegato anche lui probabilmente per il gran caldo. Ma non è del caldo ciò di cui voglio parlare, ora.
Capita che tutto inizia con un ingorgo di macchine.
Il modello degli occhiali è anni '80. Tondeggianti con le stanghette di tartaruga. Camicia a maniche corte, bianca, cravatta scura.
Le gocce di sudore scivolano lungo la fronte corrugata.
Le mani sul volante. Prova a tirare giù il finestrino ma la manovella gira a vuoto.
Capita che un pupazzo con le ventose gli sorride, irriverente, dal finestrino della macchina di fronte alla sua.
Le mani sudate, sul volante.
Le risate degli studenti seduti in un pullman, giusto a lato.
Le luci posteriori rosse, i clacsons impazziscono, insieme a chi li suona.
Gli manca il fiato. Si allenta un pò il nodo della cravatta. Non respira.
Non r-e-s-p-i-r-a.
La gente impreca, in fila. Uno dietro l'altro.
Apre lo sportello. Spalanca la bocca come un pesce appena pescato, cercando un pò d'aria.
Scende dalla macchina.
E' fuori.
Inizia ad allontanarsi. L'automobilista dietro di lui gli chiede: " Ehi, Lei, dove cazzo va? Non può lasciare la macchina qui in mezzo all'ingorgo!Ehi, dico a lei, imbecille! Dove va??".
"Vado a casa".
E si allontana.
Capita che allontanandosi da quell'inferno di polvere, imprecazioni e segnali luminosi che raccontano di "lavori in corso", s'imbatte in altre storie.
In altra umanità.
Un ingorgo di umanità.
Lingue differenti, accenti che sanno di Cina, no scusate. Di Corea, perchè il coreano s'incazza quando lo confondi per un cinese.
Gli chiede, con gentilezza, di cambiargli dei soldi per fare una telefonata.
Il coreano risponde di no. Vuole che compri qualcosa nel suo negozio, altrimenti "fuoli dai piedi".
Il coreano gli vende una CocaCola.
La CocaCola non dovrebbe costare 85 cent.
E' troppo. E' davvero troppo. Per uno che non è americano, che va a fare soldi in un paese che non è nemmeno il suo, dovrebbe costare 50 cent.
Con una mazza da baseball gli distrugge lo stand delle ciambelle, perchè anche quelle costavano troppo.
Capita che un tizio per strada, mangiando un panino, gli chiede dei soldi, perchè non mangia da due giorni. Guarda il panino e balbettando dice che ha comunque bisogno di soldi, inventandosi un'altra stupida scusa. "Cercati un lavoro" gli dice Lui.
"Cazzo, non è giusto che Lei abbia tutto ed Io, invece, niente".
Capita che mentre è seduto ad allacciarsi le scarpe, due portoricani gli dicono che non può starsene seduto nel Loro Territorio. Che deve pagare. Quanto? La vita non è già abbastanza cara, forse?.
La mazza da baseball paga il conto.
Capita che ancora negli anni '90 un neonazista voglia dare fuoco agli ebrei e prendere a calci in culo i gay. Capita che una pistola era proprio a portata di mano. Ed il Cattivo, muore, guardando la foto di Hitler.
Capitano altre cose, mentre quest'uomo voleva solo arrivare a casa.
Casa. Quattro lettere. Eppure una strada così lunga da percorrere.
Un tragitto ad ostacoli.
La Paura, la Diversità, l'Arrangiarsi perchè le cose non cambiano da sole.
Capita che scavalca un recinto di filo spinato per raggiungere ettari di prato all'inglese con buche qua e là. Un bel campo da golf. Con due vecchi che si rivelano essere due grandi stronzi. Lo vogliono fuori dal campo, ora, s-u-b-i-t-o. Capita che il vecchio, quando vede che lui imbraccia il kalashnikov, ha un infarto. Proprio quando il vecchio dice di avere le pillole, che potrebbero salvargli la vita, nella sua preziosa macchina elettrica su quel bel prato inglese..il kalashnikov la fa esplodere. Un vero peccato vedere un vecchietto morire con in testa un cappello patchwork.
"Allora, dimmi, com'è morire con in testa un cappello così ridicolo?".
Capita che in questa società, ogni giorno, un uomo normale impazzisca.
Oppure, no.
Capita, semplicemente, che un uomo normale apra gli occhi su questa società, che la veda bene, con una lente d'ingrandimento al posto degli occhi.
Allora, si riesce a vedere tutta la Diversità. Quella che punge. Si riesce a vedere tutta l'Ingiustizia, quella che morde, tutta la Sofferenza, per anni di lavoro andati persi. L'Impotenza di un uomo normale che vede la sua famiglia, sgretolarsi tra le dita. Ti senti un frustrato. Il dolore degli Altri, non lo senti più. Ti scivola addosso, come il sudore sulla fronte.
In un giorno qualsiasi c'è qualcuno pronto a vomitarti sulla tua bella camicia di pizzo san gallo tutto il disprezzo per la tua vita così perfetta. Mentre il sole esplode nella sua luminosità. Mentre per strada bevi una bibita ghiacciata e ti manca il fiato.
Capita che qualcuno trascini i piedi con indosso dei pantaloni più corti del normale, che sia sporco ed affamato. Capita che il filippino seduto sulle scale della chiesa, pianga guardando un foglietto di carta che tiene stretto tra le mani.
Capita che nel 2007 si scrivano, sulla cabina telefonica della piazza, inni al fascismo ed al comunismo. Come se le onte del passato non bastassero a riempire le pagine dei sussidiari.
Capita che le famiglie si sgretolino, senza farsene accorgere. Non si ha il tempo di correre ai ripari. I figli si tappano le orecchie per non sentire, chiudendosi in una bolla di sapone, dove tutto è come dovrebbe essere. I genitori giocano la parte delle vittime mordendosi a vicenda la vita ed i sentimenti.
Capita che si parli di cultura con gente sconosciuta. Succede di sorridere, un sorriso un pò amaro.
Capita di guardarsi e di non riconoscersi più. Guardi le tue mani in varie angolazioni e sembrano non appartenerti. Le dita giocano con gli orecchini. Ma che cazzo di orecchini ti sei messa stasera? Tutto come da copione. Per piacere, per piacersi. No, non per piacersi.
Per piacere agli Altri, forse.
Ma gli Altri sono chiusi nella loro quotidianeità, nei loro deliri esistenziali, nella loro frivolezza. Non hanno tempo per ascoltarsi. Non dico per ascoltarTi, ma per ascoltarSi. Sembrano perfetti, gli Altri, dal di fuori, come la copertina di Vogue. Quella carta così lucida fuori ed così tanto opaca dentro, quelle donne così perfette da far invidia alla "Venere" di Botticelli. Una carta da bruciare, forse.
Sono troppo attenti ad apparire, fashion o "normali", agli occhi degli altri.
Ma in tutti c'è la Follia. La voglia di fuggire da quell'ingorgo. Da quel calore che sa di uomo, da quelle frasi fatte che oramai anche le stagioni si sono rotte il cazzo di sentire sparlare di loro, in continuazione.
Perchè chi non ha niente da dire, farebbe bene ad ascoltare il silenzio.
Il silenzio ha così tanto da dire. Per ore io l'ho ascoltato. Mi ha raccontato di quell'uomo col kalashnikov, della sua disperazione, della sua voglia di Giustizia. Della Sua giustizia. Della Mia.
Non ho più voglia di appartenere per forza a questa società. Di appartenere ad un gruppo, di essere "così".
Io non appartengo a nessuno. Forse neanche a me stessa.
Mi sto cercando, ancora. Ancora una volta. Incessantemente.
La verità è che voglio cercarmi senza trovarmi mai.
Solo la Morte potrà trovarmi, un giorno.
Spero lontano.
Un giorno di ordinaria follia.
On air: "Il mio nemico" - Daniele Silvestri.

21 luglio 2007

Cerchi e Stelle.


Stanotte apro il cuore come un libro.
Non c'è nessun "c'era una volta" che accompagna per mano principesse da salvare, mele avvelenate, cavalli bianchi e pozioni magiche.
Non c'è nessun "per sempre" che alla fine della storia si cela dietro un sorriso che sa di colpa.
Sfoglio, delicata, le immagini.
Le prendo in mano, le curo, le porto alle narici, per annusarle, come si fa con un oggetto ritrovato.
Le plasmo come fossero argilla, per darle la forma che meritano.
"C'è un oggi" e tutto sembra com'è.
Non c'è spazio per visi confusi. Le parole cadono, stanotte.
Disegno stelle chiuse in dei cerchi, ormai da anni. Oggi lo faccio, senza cercare interpretazioni e letture dietro questi simboli.
Voglio solo mordermi il cuore e vedere che sapore ha.

Esta noche abro mi corazon como un libro. No hay ningun "habia una vez" que acompaña por mano princesas que salvar, manzanas envenenadas, caballos blancos y sueros magicos. No hay ningun "para siempre" que al final de la historia se ensconde detras de una sonrisa que tiene el sabor de la culpa. Deshojo las imagenes. Las tomo en mis manos, las cuido, las llevo hasta mi nariz, para olerlas, como se hace con un objecto encontrado. Las modelo, como fueran arcilla, para que tengan la forma que merecen."Hay un hoy" y todo parece como es. No hay espacio por caras confusas. Las palabras se caen, esta noche. Dibujo estrellas cerradas en circulos, desde años ya. Lo hago hoy, sin buscar interpretaciones y sentidos que estan detras de estos simbolos. Quiero solo morderme el corazon y ver que sabor tiene.




On air: "Fuori Orario" - Bandabardò.
Foto di Insousciance.

19 luglio 2007

Diecimila Passi.


I "toc-toc" alla mia porta virtuale sono d-i-e-c-i-m-i-l-a.
Qualcuno silenzioso ed invisibile.
Qualcun'altro, più espressivo, ha lasciato il segno.
I miei passi, invece, sono diventati felpati tra le righe, tra le parole che tiro a terra come dadi, giocando, aspettando di vedere che cosa ne esca fuori. Con il mento appoggiato sui palmi della mano, mentre attendo che i miei piedi riprendano il cammino, resto seduta, distante da tutto e tutti.
Sto a guardare cosa accade al di là di me e con un sorriso un pò insolente, aspetto. Nessuna malinconia, nessuna forzata ricerca di qualcosa.
On air: "Before i Lost my Memory" - Imani Coppola.

08 luglio 2007

Jours.

On air: "Besame Mucho" - Cesaria Evora.

Un album di fotografie. Una catenina con appeso un piccolo anello d'argento inciso. Un gelato che si scioglie al sole. Una canzone argentina che ti fa commuovere. Le tue mani sul mio viso. Questa poesia, dedicata.




"Un giorno di pioggia"


Non avremmo previsto
un giorno di pioggia.

Tante cose non avevamo previsto.
Neanche il verbo scucito in mille silenzi d'oro.

Era estate e c'era la neve.
Navigavano navi fra le dune di sabbia
e tu eri lì che parlavi con una zolla di terra.

Nella grandezza dell'Amore
avvengono piccoli grandi miracoli

dal mio nulla
hai fatto nascere un fiore

.

(Beatrice Niccolai)

02 luglio 2007

Esplodano le Stelle. Je M'en Fous.




Foto di Ira Bordo.


On air: "Bruci la Città" - Irene Grandi.

28 giugno 2007

Immobile.

On air: "A ton Etoile" - Noir Désir avec Yann Tiersen.

Si sente il fluire del sangue nelle vene. La pelle ancora troppo chiara lascia intravedere i sentimenti che liquidi scorrono gli uni sugli altri. Allora ci cammino sopra, ogni tanto inciampo, mi scosto i capelli dal viso con il dorso della mano, mi sistemo la lunga gonna, abbasso il volto, sorrido se qualcuno mi ha vista cadere. E fingo che tutto vada bene.
Mi rialzo continuando sulla mia strada, cercando di non ricadere di nuovo su quei "san pietrini" di emozioni, agrodolci ed impulsive.
Parlo di fragilità. Qualcuno me l'ha fatto notare. Ed io ho spiegato. Ho tentato, perlomeno, di spiegare che la fragilità non è sintomo di debolezza. Al contrario, la fragilità è solo il sintomo di qualcosa di estremamente prezioso, che bisogna custodire con cura. Come un bel vaso di cristallo appoggiato sull'angolo di un mobile. Guardi quel vaso pensando che sia un bell'oggetto. Un oggetto fragile, però. Fragile, ma non per questo meno bello. Bisogna capire quando si è capaci di tenere con cura qualcosa, e quando non lo si è. Molti non ci fanno caso e continuano a muoversi come elefanti tra vasi di cristallo non riconoscendone la preziosità, pensando di poter ricomporre i vasi rotti o di ripagarli, con qualche sorriso. Gli anestetici sorrisi non servono più. Ci siamo assuefatti oramai. Bisogna prendersi cura di sé.

Sono immobile, nel mio sentire.

25 giugno 2007

Fragile.

On air: "Mouvement Introductif" - Yann Tiersen.


Tra le mani
fragili pensieri
si rincorrono,
distanti rimangono
col fiato a mezz'aria.
Frasi spezzate
scivolano.
Appese, in bilico,
sull'angolo della bocca dischiusa.
Rimane solo che mangiare
parole
e
silenzi
.
Foto di Pascal Renoux.

22 giugno 2007

Sul Cuore.

Silenziosi Morsi.

On air: "Animal Instict" - Cranberries.


14 giugno 2007

Fragola in Standby.

On air: "Bella Venere" - FrankHead.

11 giugno 2007

Fermiamo gli Orchi: NO alla Pedofilia.


Il 23 giugno sarà la giornata internazionale dell'orgoglio pedofilo.
Inaccettabile.
Vergognoso.


Apri gli Occhi!

Firma subito anche TU

l'appello contro il "Love Boy Day".

On air: "Pensa" - Fabrizio Moro.

Foto di Pascal Renoux.

Foto di Cristina Maldonado.

07 giugno 2007

La Fenêtre

On air: "Calling You" - Bob Telson.



Persiane basculanti lasciano scorgere
ad occhi curiosi
candidi capelli, pelle trasparente,
una veste a pois.


Lei affacciata sulla Vita
guarda gli Altri fluire
nel loro tempo.


Lima le sue unghie
insieme ai suoi ricordi

.

06 giugno 2007

Bambina Grande.

Cammino tra i tuoi silenzi
facendo attenzione
a non calpestarne le pause

nel lago di emozioni
vengo a bere alla fonte

un fazzoletto di pizzo bianco
bagnato della tua timidezza
mi rinfresca la fronte

mi spoglio dei miei anni
per mostrarmi
bambina grande
.
On air: "Summer 78" - Yann Tiersen.

30 maggio 2007

Soffio.



On air: "The Blowers Daughter" - Damien Rice.


Soffiami sul cuore
come fosse
un fiore di campo

raccogli tra le mani
i suoi piccoli frammenti

ricomponilo nei tuoi palmi
legaci stretti i tuoi pensieri
come fossero un filo

e come un aquilone
lascialo libero di andare
.

29 maggio 2007

Rester.



Le porte del vagone sono aperte,
lunghe gonne nere
toccano terra.

Sottili mani di donna
tengono stretto
un cappello viola e glicine

i mattoni marroni del pavimento della stazione
si staccano dall'azzurro del manto
che copre i loro capi.

Sale sul treno,
si volta a guardare dietro di sè,
vede tutto come fosse la prima volta.

Tutto è immobile
eppure il treno inizia a muoversi.

Frazioni di secondi
le danno la sensazione
di essere lunghi come secoli.

Poggia un piede a terra
con l'altro rimane sul gradino del treno:
senso d'indecisione.

"In carrozza, signori, in carrozza!".

Chiude gli occhi,
sorride,
tira un sospiro.

Poggia anche l'altro piede a terra,
qualcuno le dà la mano.

Decide di restare,
il cappello le vola via dalle mani
.

28 maggio 2007

365

On air: "Je suis jamais allé"- Yann Tiersen from "Amelie from Montmartre".

Trecentosessantacinque giorni.

Un anno da festeggiare perchè se mi guardo indietro questo è ciò che vedo.

Giorni di vita, di parole messe in fila come scolarette ordinate, di confessioni, di poesia, di scene immaginate e rubate dalle vostre vite, fatte mie, di commenti sussurrati, di sguardi discreti, di occhi che magari, anche stanchi, si son posati su queste mie semplici righe, di sorrisi gratuiti, di parole dure e vomitate per sentirmi più leggera, di persone fatte di carne e di ossa, di strette di mano sincere, di voci profonde, di forti profumi, di intense emozioni, di sospiri e di lacrime, di arrivi e di partenze, di treni persi e di aerei in decollo da uno dei tanti aereoporti europei, di Lione alle 5 del mattino e di me con gli occhiali da sole per nascondere le occhiaie, del pain au chocolat conservato nella borsa e tirato fuori una volta giunta a Roma, nella speranza di riuscire a conservare un pò del sapore lontano, degli amici che silenziosi, in punta di piedi, vengono a leggere di quella me che, qui, si racconta senza timore o vergogna, di quella me che ride quando ruba qualcosa dal piatto di un amico facendo attenzione a che nessuno si accorga di niente, di quella me che balla a braccia spiegate come ali come nella foto del mio terzo compleanno, di quella me che quando ride di cuore getta la testa all'indietro applaudendo, di quelle serate tra amici cantando De Andrè nonostante le mie stonature e ci scappa da ridere, del divano di Giovanni inzuppato di sangria, degli amici stranieri, del mio spagnolo imparato con la grammatica rapida, del mio volermi bene, a modo mio, della Amelie che amo e che so di non essere, di questo mondo di sogni dove spesso mi rifugio come fosse una grotta durante un temporale invernale e da cui scappo quando so di avere braccia grandi e forti dove proteggermi davvero, degli abbracci sotto la pioggia, delle telefonate nel cuore della notte, degli "in bocca al lupo" alle 7 del mattino, della nuova università, dell'odore dei libri, delle musiche che volano veloci su msn, delle note di Capossela e di Yann Tiersen, della voglia di ricominciare a ballare, delle poesie di Beatrice che hanno sorvolato le Alpi, della paura di amare e di lasciarsi amare, della paura di lasciarsi, degli sbagli, delle bugie bianche, dei pupazzi di neve, di locali jazz, delle scarpe nuove tenute ancora nella velina bianca per paura di sciuparle, dei capelli ora più lunghi, di un pomeriggio di caffè e cornetto alla nutella, del corso di pilates e poi...e poi, ci siete Voi.

Voi che da un anno sapete di me quello che vi lascio sapere di me, e vi lascio immaginare quello che volete immaginare, quello che costruite con la vostra fantasia, voi che con semplici parole siete stati capaci di farmi arrossire e sorridere, di consigliarmi, di mettermi davanti alla realtà delle cose attraverso i vostri dubbi, voi con le vostre incertezze che, a volte, sono risultate essere anche le mie, i piccoli problemi quotidiani che corrono insieme alle ridicole disavventure di noi studenti, voi e la nostra bella Roma che ci appaga e ci lascia a bocca aperta, ogni notte, quando si lascia amare e penetrare nei suoi vicoli, la voglia di conoscersi e di scambiarsi idee ed ideali..

Voglio nominare una per una le persone che da un anno passeggiano con costanza sulla mia via, lasciandomi in dono qualcosa di sè, lasciando su questa sabbia scura un'orma di sè. Per questo vi ringrazio e vi dico che se voi avete lasciato come un seme, qualcosa di voi, qui su queste pagine di vita quotidiana, io ho raccolto i vostri frutti e quello che ora è dentro il mio cuore, è qualcosa di bello.


El Caracol Loco: ...


Sc1ll4: per i tuoi post istintivi, scritti col cuore ed io lo so, per esser stato uno dei primi a lasciare dolci parole e per aver detto di me: "piccola stella senza cielo".


ApePam: per la tua femminile sensibilità, per le tue parole, forti e ferme. Non c'è consiglio tuo che io non abbia colto. Non so come sono le tue mani ma so che sanno amare attraverso le parole che scrivi.

Giro: este post para contar todo lo que ha significado por mi este ultimo año, un año lleno de amor, de musica, de caricias, un año duro y severo, un año que me ha visto crecer, poco a poco. Quiero agradecer todas las personas que han estado a mi lado, desde lejos o cerca de mi. Entonces, gracias a ti tambien, por estar aunque tu seas tan lejos, por tus palabras y tus abrazos que tan virtuales que sean consiguen llegar hasta mi alma.

Rain: per il piacere che ho nel leggere di te e della tua vita, per quel bonbon in un giorno qualunque di gennaio. Per gli sguardi sinceri. Per le foto immaginate dei nostri piedi al sole. Per ogni sospiro romano, per ogni luce che traspare dai tuoi racconti, per il valore dell'amicizia che è in te.

Faith: per quel tuo sorriso che dice di essere "splendidamente imperfetta", per il tuo raccontarti veramente e semplicemente, per quel tuo modo buffo e tenero di mostrarti. Per ogni commento sincero e pieno di speranza.

LeCannù: per quelle foto di te che ti ritraggono come un attore innamorato e per la simpatia dimostratami, per i tuoi post pieni di ironia e di vita.

Kkien: per l'amica che sei stata e per la donna che sei.

Teo: per aver passeggiato spesso con costanza tra le mie note e per un commento in particolare, per quell'abbraccio che per un secondo mi tolse di dosso la pesantezza dell'essere.

Michele: per non lasciare commenti e per venire sotto casa mia alle 2 di notte quando ho bisogno di te. Per i consigli duri ma veri, per aprire quel varco in me che mi fa comprendere dove ho sbagliato, per la birra belga e la spiegazione su come bere dal bicchiere senza far cadere la schiuma, per questa foto che mi ritrae, serena e felice. Sei uno degli Amici più cari che ho.

Beatrice: per i fiori che vengo a cogliere nel tuo giardino, per quel ciliegio che fiorisce anche d'inverno, per la poesia che grazie a te ho scoperto di avere, dentro me.

Fred: per quella che sono, per quello che sei, per le passeggiate nel cuore di Roma, per gli sguardi che dicono tutto, silenziosamente. Per quell'impermeabile celeste che mi ha coperto le spalle nei giorni di pioggia, più di una volta. Per non stancarti di stare in piedi ad osservarmi crescere.

Giugi: per l'amica vera e sensibile che sei, per le risate da sceme durante il corso di pilates, per comprenderci, per esser felici l'una dell'altra dei nostri piccoli e grandi successi, per correrci incontro nel momento del bisogno, per le telefonate lunghe ore.

Scalia: per avermi fatto intravedere gli occhi di Roger e per avermi descritto Pilar, per quel "tarareando" che risuona in giovani ricordi.

Kundala: per il piacere di accettarsi, senza aver paura di guardarsi allo specchio. Per capire cosa si prova a ballare accompagnati dalle note di Tiersen.

Ecco, voi siete quelli di cui quotidianamente incrocio il cammino. Raccolgo qualche fiore ai bordi delle vostre vie, li dispongo con cura e a fine giornata, li guardo, in quel bel vaso di cristallo.

I vostri fiori li curo.

Grazie per quest'anno vissuto da vicino o da lontano, anche alle persone che non ho nominato ma che so che ci sono.

Ed un grazie anche a me stessa, per aver il coraggio di mostrarmi per quella che sono.

Grazie, davvero. C'est tout.

.Kiki.




Foto: "Sguardi"© di Michele.

25 maggio 2007

Parole di Burro.


On air: "Parole Parole Parole" - Mina.

Poco fa ascoltavo questa canzone pensando di non avere nulla da dire.
Ora, invece, sono qui.
La finestra è aperta. I vicini come ogni anno, quando arriva l'estate, giocano a carte sul loro piccolo terrazzo. S'intravedono dalla mia stanza le luci soffuse del loro elegante salotto .
Intravedo il fumo delle loro sigarette, si possono ascoltare le loro risate.
Accendo la lampada rossa che Fred mi ha portato da Berlino.
Tutto è qui con me.
Io sono con me.
Non c'è nessuno che mi manchi, in questo momento.
Mi basto io, stasera.
Mi cullo tra le parole ascoltando la voce di Mina che mi accarezza le spalle.
Abbasso la testa, questa volta, senza arrossire.
Un anno e tre giorni fa non avrei immaginato di essere qui questa sera, di scrivere su questo sfondo nero che da un anno ormai è custode delle mie parole, dei miei sospiri, delle mie gioie più vere, dei miei piccoli ed innocenti segreti. Ieri notte, rileggendo tutto ciò che ho scritto finora è come se avessi aperto un baule ricco di beni preziosi.
Ho scrutato ogni singola foto che ho amato, che mi ha fatto emozionare. Ho riascoltato la playlist della musica che ha accompagnato questo ticchettio di mani frenetiche su questa tastiera, ogni voce, ogni tasto di pianoforte che ha fatto muovere i miei piedi al ritmo del cuore.
Eccolo lì. Riesco a percepire il tempo trascorso, il suo scandire, come fosse un bell'orologio. Eccolo: l'anno di vita.
Stasera sono sola, eppure non c'è solitudine in me, stasera.
Mi sento bene con me stessa. Con questa musica che, canzone dopo canzone, forma una catena di ricordi, di odori, di sorrisi, di capelli al vento.
Quando scrivo è come se infilassi, parola dopo parola, delle belle perle su un filo prezioso.
Ma sono solo parole, di burro. Parole che il caldo scioglie sorridendo.
La vita, quella fuori da questa pagina nera, non è solo un filo.
La vita non la si può solo raccontare, la vita va vissuta, va morsa come una mela.
Caramelle non ne voglio più. No, non dire nulla, c’è la notte che parla.

24 maggio 2007

Deep.



On air: "Every Me Every You " - Placebo.

22 maggio 2007

Seduta nell'ombra..



..danzo ancora sul passo incerto del mio turbamento.

On air: "Resta con Me" - Vinicio Capossela.

18 maggio 2007

Femina.

..scoprendo gli odori in bianco e nero..



On air: "New York City Serenade" - Bruce Springsteen.
Foto di Ralph Gibson.

16 maggio 2007

Cygne

Cantami una poesia
mentre con le mani
mi mostri il mondo

quando archi suonano te
in punta di piedi
mi scopro a pensarti

con ali di raso
e occhi distratti
ti immagino

mi nascondo in me stessa
per mangiare
fragole e anima

e

di schiena
cerco
carezze di labbra
.
On Air: "Pensieri Nascosti" - Giovanni Allevi.

14 maggio 2007

Risvegli.

On air: "Tarareando" - L'Orchestra di Piazza Vittorio.

Il profumo di papà entra nella stanza.
Vedo la sua cravatta regimental che si avvicina al mio viso.
Si china per darmi il bacio del buongiorno e mi avvisa che Alicia è pronta.
Benedetta tecnologia.
Peccato, però. Mi piacerebbe che Alicia fosse in grado di arrivare dalla cucina fino alla mia camera da letto.
"Bip-Bip", Alicia chiama: il caffè è pronto.
Porto i miei piedi pigri fino in cucina.
Cerco la mia tazza. Eccola. Bianca e verde con i conigli, i fiori e le galline.
Bevo il caffè con due cucchiaini di zucchero, perchè a me il caffè piace amaro, ed una fetta di ciambellone con lo zucchero a velo.
BuonoBuonoBuono. GolosaGolosaGolosa che sono, mi lecco le dita.
Guardo l'orologio appeso al muro della cucina.
Maledizione, sono già le 9.
Il libro mi aspetta a braccia conserte e con un'aria di sfida.
"Vabene", mi dico. "Ce la posso fare", nonostante le distrazioni, il sole che con tutto il suo splendore, come un attore, entra nella mia camera, la voglia di andare da qualche altra parte..

..e, mentre penso che ce la posso fare, mi ritrovo qui, a scrivere.

Ma si.. in fondo, oggi, è stato un bel risveglio.

E forse, non solo per me.

08 maggio 2007

Vita.


On air: "La Vida es Bella" - Miguel Bosé y Noa.
Foto di Pascal Renoux.

05 maggio 2007

Requiem.

On air: "Hope Overture" - Clint Mansel, Kronos Quartet.

Dietro ad un vetro
mi copro
mi scopro

mi cerco
mi annuso

non mi trovo

mi amo
mi odio

mi difendo
mi curo

ti mordo
ferisco

mi spiaccio




23 aprile 2007

Silenzio di Velluto

On air: "Le Tournebride" - Superflu.


La bambina della notte
danzando silenziosa
cuce il pizzo nero dell'insicurezza
disegnando con la bocca il tuo viso
fila il manto rosso dell'ingenuità

in quella stanza di velluto
con i tuoi occhi da lupo affamato
aspetti i suoi fianchi
per divorarle l'anima a piccoli morsi
assaporando fin dentro le ossa, le lacrime,
i sospiri.

19 aprile 2007

dolorEgioia



On air: "TearDrop" - MassiveAttack.

Vibrazione. Ecco, mi è arrivato un messaggio. Ore: 22.35. Mittente: Fred.
Dopo parecchi giorni d'attesa è diventato zio.

"E' nato. Ed è bello. Come solo i bambini sanno essere".
Sorrido ripensando alla telefonata che mi aveva fatto il giorno prima, dall'ospedale.

Mi aveva descritto con la voce piena di gioia e stupore, i visi dei genitori che si aggiravano nei corridoi del reparto "maternità". Quei visi increduli che sembrano dire: "non.ci.posso.credere.sto.per.diventare.padre".
Quei padri, ancora un pò bambini, che tengono in braccio, con timore, delle minuscole creature..quelle creature che hanno dita così fine che hai quasi paura a sfiorarle, quei piedini così perfetti che stenti a credere siano veri. E li tengono in braccio cullandoli, li stringono piano, facendo attenzione a che stiano ben al caldo..e li guardi mentre cercano il tuo odore, cercano di ritrovare nei primi momenti di vita, un odore che probabilmente li accompagnerà durante la loro vita. Quegli odori famigliari. Quegli odori che entrano prepotentemente nelle narici ed è difficile dimenticarli.

Non l'avevo mai sentito parlare così fino a quel momento.
Nella sua voce la voglia di dipingere a parole gli stati d'animo e le emozioni che, inaspettatamente, gli andavano incontro, volevano acchiapparlo, gli tendevano le mani affinchè lui le prendesse con sè..Lui, che fa fatica ad ammettere che si sta emozionando davvero, questa volta, invece, ha accolto le emozioni, una per una. Ha dato nomi ad ognuna di loro.

"Ma lo sai che sono davvero belle le donne incinte?".

Sor-rido.
Si, lo so, che sono belle. E' come se avessero una rotondità generale, che parte dalla pancia e finisce al cuore. Hanno visi da bambine e sguardi di donne.
Sono protettive con il loro corpo, sono tanto forti, ma in fondo così fragili.

Vibrazione. Ecco, un altro messaggio. Ore 23.50. Mittente: Jean.
Avrebbe dovuto finire la guardia medica già da 3 ore. Ma qualcosa è andato storto.
"Ho fatto tutto quello che dovevo fare, ho fatto tutto il possibile, te lo giuro..ma..l'ho perso. L'ho perso tra le mie braccia".

Lui, 38 anni. 35 anni sua moglie. Attimi di paura. Attimi in cui i ventisei anni che hai sembrano non essere abbastanza.
Momenti in cui l'unica cosa che vorresti sarebbe svegliarti pensando che tutto è stato solo un brutto sogno, che le immagini che hai negli occhi non stanno capitando proprio a te.
Ma così non è.

E mentre qualcuno in un ospedale piangeva di gioia, tenendo in braccio, e guardando sgambettare quell'esserino così perfetto e delicato, qualcun'altro, lontano da qui, tra le braccia, piangeva l'uomo che amava.

La Gioia ed il Dolore a volte camminano insieme, negli stessi istanti.

Poi, entrambe cambiano rotta prendendo per mano qualcuno.
E c'è il Destino che fa da arbitro.

Ora, un piccolo cuore batte mentre un altro si è fermato.

La vita è come una giostra. Su quei cavalli colorati tutti prima o poi facciamo la nostra corsa.
Quache cavallo si ferma, a volte inaspettatamente, prima degli altri.
Tu ti volti a guardare chi è rimasto indietro, senza poter far nulla.
Allora prosegui la tua corsa portando con te l'immagine delle persone che ami e che hai amato.
L'importante, credo, sia impegnarci affinchè queste corse, nonostante a volte siano faticose, portino ad una mèta, qualsiasi essa sia per noi.

16 aprile 2007

Risalita.

On air: "Rise and Fall" - Sting e Craig David.

Giorni ricchi, pieni di energia, questi.
La voglia di partire e di restare.
La valigia mezza piena.
I sorrisi degli amici sul pianerottolo di casa con le pizze e le birre in mano.
La casa piena del fumo delle candele e dell'odore di cannella.
Una corda di chitarra spezzata sulle note di De Gregori.
Le risate a crepapelle.
Una candela dell'ikea sostuisce venticinque candeline. Ma non importa perchè stiamo tutt'insieme.
Una foto in bianco e nero mi ritrae imbronciata come una bambina ma in fondo forte come una donna.
I muscoli riprendono il vigore di una volta, la testa si perde dietro al volo degli uccelli, laggiù nel parco.
La voglia di stare in mezzo agli altri, di condividere risate e lacrime.
Lacrime asciugate nel cuore della notte davanti ad una birra belga, con Te che eri in pijama ma sei corso in mio aiuto ugualmente..
Confessioni in macchina prima di ritornare a casa.
Sguardi complici. Mi copro con le mani il viso, per l'imbarazzo di qualche frase scappata via come una collegiale all'uscita di scuola.
La felicità di esser riuscita a scovare la "toppa" nel petto di qualcuno, la consapevolezza di non avere la "chiave" giusta per aprirla quella porta, ma sul mio viso resta il sorriso per averla almeno intravista quella toppa che si pensava nemmeno ci fosse..
Non so cosa sarei ora se non avessi intorno a me tutte quelle persone splendide che ogni giorno mi regalano emozioni nuove. Grazie. Perchè ora non sarei come sono e non crescerei come sto crescendo.
Vi voglio bene, amici miei, più di ieri, meno di domani.

12 aprile 2007

Caduta Libera.


La preziosità del Silenzio.
Diamante purissimo.
Capace di assordare.
Ciglia bagnate.
I miei pensieri stanno appesi alle parole come lenzuola bianche appese ad un filo nero.
Raggi di luce dai miei fili dorati sprigionano energia che viene ingoiata da occhi profondi come pozzi.
Lo senti il rumore del nulla?
Eccolo.

On air: "Escape" di Philip Glass.

07 aprile 2007