21 luglio 2007

Cerchi e Stelle.


Stanotte apro il cuore come un libro.
Non c'è nessun "c'era una volta" che accompagna per mano principesse da salvare, mele avvelenate, cavalli bianchi e pozioni magiche.
Non c'è nessun "per sempre" che alla fine della storia si cela dietro un sorriso che sa di colpa.
Sfoglio, delicata, le immagini.
Le prendo in mano, le curo, le porto alle narici, per annusarle, come si fa con un oggetto ritrovato.
Le plasmo come fossero argilla, per darle la forma che meritano.
"C'è un oggi" e tutto sembra com'è.
Non c'è spazio per visi confusi. Le parole cadono, stanotte.
Disegno stelle chiuse in dei cerchi, ormai da anni. Oggi lo faccio, senza cercare interpretazioni e letture dietro questi simboli.
Voglio solo mordermi il cuore e vedere che sapore ha.

Esta noche abro mi corazon como un libro. No hay ningun "habia una vez" que acompaña por mano princesas que salvar, manzanas envenenadas, caballos blancos y sueros magicos. No hay ningun "para siempre" que al final de la historia se ensconde detras de una sonrisa que tiene el sabor de la culpa. Deshojo las imagenes. Las tomo en mis manos, las cuido, las llevo hasta mi nariz, para olerlas, como se hace con un objecto encontrado. Las modelo, como fueran arcilla, para que tengan la forma que merecen."Hay un hoy" y todo parece como es. No hay espacio por caras confusas. Las palabras se caen, esta noche. Dibujo estrellas cerradas en circulos, desde años ya. Lo hago hoy, sin buscar interpretaciones y sentidos que estan detras de estos simbolos. Quiero solo morderme el corazon y ver que sabor tiene.




On air: "Fuori Orario" - Bandabardò.
Foto di Insousciance.

19 luglio 2007

Diecimila Passi.


I "toc-toc" alla mia porta virtuale sono d-i-e-c-i-m-i-l-a.
Qualcuno silenzioso ed invisibile.
Qualcun'altro, più espressivo, ha lasciato il segno.
I miei passi, invece, sono diventati felpati tra le righe, tra le parole che tiro a terra come dadi, giocando, aspettando di vedere che cosa ne esca fuori. Con il mento appoggiato sui palmi della mano, mentre attendo che i miei piedi riprendano il cammino, resto seduta, distante da tutto e tutti.
Sto a guardare cosa accade al di là di me e con un sorriso un pò insolente, aspetto. Nessuna malinconia, nessuna forzata ricerca di qualcosa.
On air: "Before i Lost my Memory" - Imani Coppola.

08 luglio 2007

Jours.

On air: "Besame Mucho" - Cesaria Evora.

Un album di fotografie. Una catenina con appeso un piccolo anello d'argento inciso. Un gelato che si scioglie al sole. Una canzone argentina che ti fa commuovere. Le tue mani sul mio viso. Questa poesia, dedicata.




"Un giorno di pioggia"


Non avremmo previsto
un giorno di pioggia.

Tante cose non avevamo previsto.
Neanche il verbo scucito in mille silenzi d'oro.

Era estate e c'era la neve.
Navigavano navi fra le dune di sabbia
e tu eri lì che parlavi con una zolla di terra.

Nella grandezza dell'Amore
avvengono piccoli grandi miracoli

dal mio nulla
hai fatto nascere un fiore

.

(Beatrice Niccolai)

02 luglio 2007

Esplodano le Stelle. Je M'en Fous.




Foto di Ira Bordo.


On air: "Bruci la Città" - Irene Grandi.

28 giugno 2007

Immobile.

On air: "A ton Etoile" - Noir Désir avec Yann Tiersen.

Si sente il fluire del sangue nelle vene. La pelle ancora troppo chiara lascia intravedere i sentimenti che liquidi scorrono gli uni sugli altri. Allora ci cammino sopra, ogni tanto inciampo, mi scosto i capelli dal viso con il dorso della mano, mi sistemo la lunga gonna, abbasso il volto, sorrido se qualcuno mi ha vista cadere. E fingo che tutto vada bene.
Mi rialzo continuando sulla mia strada, cercando di non ricadere di nuovo su quei "san pietrini" di emozioni, agrodolci ed impulsive.
Parlo di fragilità. Qualcuno me l'ha fatto notare. Ed io ho spiegato. Ho tentato, perlomeno, di spiegare che la fragilità non è sintomo di debolezza. Al contrario, la fragilità è solo il sintomo di qualcosa di estremamente prezioso, che bisogna custodire con cura. Come un bel vaso di cristallo appoggiato sull'angolo di un mobile. Guardi quel vaso pensando che sia un bell'oggetto. Un oggetto fragile, però. Fragile, ma non per questo meno bello. Bisogna capire quando si è capaci di tenere con cura qualcosa, e quando non lo si è. Molti non ci fanno caso e continuano a muoversi come elefanti tra vasi di cristallo non riconoscendone la preziosità, pensando di poter ricomporre i vasi rotti o di ripagarli, con qualche sorriso. Gli anestetici sorrisi non servono più. Ci siamo assuefatti oramai. Bisogna prendersi cura di sé.

Sono immobile, nel mio sentire.

25 giugno 2007

Fragile.

On air: "Mouvement Introductif" - Yann Tiersen.


Tra le mani
fragili pensieri
si rincorrono,
distanti rimangono
col fiato a mezz'aria.
Frasi spezzate
scivolano.
Appese, in bilico,
sull'angolo della bocca dischiusa.
Rimane solo che mangiare
parole
e
silenzi
.
Foto di Pascal Renoux.

22 giugno 2007

Sul Cuore.

Silenziosi Morsi.

On air: "Animal Instict" - Cranberries.


14 giugno 2007

Fragola in Standby.

On air: "Bella Venere" - FrankHead.

11 giugno 2007

Fermiamo gli Orchi: NO alla Pedofilia.


Il 23 giugno sarà la giornata internazionale dell'orgoglio pedofilo.
Inaccettabile.
Vergognoso.


Apri gli Occhi!

Firma subito anche TU

l'appello contro il "Love Boy Day".

On air: "Pensa" - Fabrizio Moro.

Foto di Pascal Renoux.

Foto di Cristina Maldonado.

07 giugno 2007

La Fenêtre

On air: "Calling You" - Bob Telson.



Persiane basculanti lasciano scorgere
ad occhi curiosi
candidi capelli, pelle trasparente,
una veste a pois.


Lei affacciata sulla Vita
guarda gli Altri fluire
nel loro tempo.


Lima le sue unghie
insieme ai suoi ricordi

.

06 giugno 2007

Bambina Grande.

Cammino tra i tuoi silenzi
facendo attenzione
a non calpestarne le pause

nel lago di emozioni
vengo a bere alla fonte

un fazzoletto di pizzo bianco
bagnato della tua timidezza
mi rinfresca la fronte

mi spoglio dei miei anni
per mostrarmi
bambina grande
.
On air: "Summer 78" - Yann Tiersen.

30 maggio 2007

Soffio.



On air: "The Blowers Daughter" - Damien Rice.


Soffiami sul cuore
come fosse
un fiore di campo

raccogli tra le mani
i suoi piccoli frammenti

ricomponilo nei tuoi palmi
legaci stretti i tuoi pensieri
come fossero un filo

e come un aquilone
lascialo libero di andare
.

29 maggio 2007

Rester.



Le porte del vagone sono aperte,
lunghe gonne nere
toccano terra.

Sottili mani di donna
tengono stretto
un cappello viola e glicine

i mattoni marroni del pavimento della stazione
si staccano dall'azzurro del manto
che copre i loro capi.

Sale sul treno,
si volta a guardare dietro di sè,
vede tutto come fosse la prima volta.

Tutto è immobile
eppure il treno inizia a muoversi.

Frazioni di secondi
le danno la sensazione
di essere lunghi come secoli.

Poggia un piede a terra
con l'altro rimane sul gradino del treno:
senso d'indecisione.

"In carrozza, signori, in carrozza!".

Chiude gli occhi,
sorride,
tira un sospiro.

Poggia anche l'altro piede a terra,
qualcuno le dà la mano.

Decide di restare,
il cappello le vola via dalle mani
.

28 maggio 2007

365

On air: "Je suis jamais allé"- Yann Tiersen from "Amelie from Montmartre".

Trecentosessantacinque giorni.

Un anno da festeggiare perchè se mi guardo indietro questo è ciò che vedo.

Giorni di vita, di parole messe in fila come scolarette ordinate, di confessioni, di poesia, di scene immaginate e rubate dalle vostre vite, fatte mie, di commenti sussurrati, di sguardi discreti, di occhi che magari, anche stanchi, si son posati su queste mie semplici righe, di sorrisi gratuiti, di parole dure e vomitate per sentirmi più leggera, di persone fatte di carne e di ossa, di strette di mano sincere, di voci profonde, di forti profumi, di intense emozioni, di sospiri e di lacrime, di arrivi e di partenze, di treni persi e di aerei in decollo da uno dei tanti aereoporti europei, di Lione alle 5 del mattino e di me con gli occhiali da sole per nascondere le occhiaie, del pain au chocolat conservato nella borsa e tirato fuori una volta giunta a Roma, nella speranza di riuscire a conservare un pò del sapore lontano, degli amici che silenziosi, in punta di piedi, vengono a leggere di quella me che, qui, si racconta senza timore o vergogna, di quella me che ride quando ruba qualcosa dal piatto di un amico facendo attenzione a che nessuno si accorga di niente, di quella me che balla a braccia spiegate come ali come nella foto del mio terzo compleanno, di quella me che quando ride di cuore getta la testa all'indietro applaudendo, di quelle serate tra amici cantando De Andrè nonostante le mie stonature e ci scappa da ridere, del divano di Giovanni inzuppato di sangria, degli amici stranieri, del mio spagnolo imparato con la grammatica rapida, del mio volermi bene, a modo mio, della Amelie che amo e che so di non essere, di questo mondo di sogni dove spesso mi rifugio come fosse una grotta durante un temporale invernale e da cui scappo quando so di avere braccia grandi e forti dove proteggermi davvero, degli abbracci sotto la pioggia, delle telefonate nel cuore della notte, degli "in bocca al lupo" alle 7 del mattino, della nuova università, dell'odore dei libri, delle musiche che volano veloci su msn, delle note di Capossela e di Yann Tiersen, della voglia di ricominciare a ballare, delle poesie di Beatrice che hanno sorvolato le Alpi, della paura di amare e di lasciarsi amare, della paura di lasciarsi, degli sbagli, delle bugie bianche, dei pupazzi di neve, di locali jazz, delle scarpe nuove tenute ancora nella velina bianca per paura di sciuparle, dei capelli ora più lunghi, di un pomeriggio di caffè e cornetto alla nutella, del corso di pilates e poi...e poi, ci siete Voi.

Voi che da un anno sapete di me quello che vi lascio sapere di me, e vi lascio immaginare quello che volete immaginare, quello che costruite con la vostra fantasia, voi che con semplici parole siete stati capaci di farmi arrossire e sorridere, di consigliarmi, di mettermi davanti alla realtà delle cose attraverso i vostri dubbi, voi con le vostre incertezze che, a volte, sono risultate essere anche le mie, i piccoli problemi quotidiani che corrono insieme alle ridicole disavventure di noi studenti, voi e la nostra bella Roma che ci appaga e ci lascia a bocca aperta, ogni notte, quando si lascia amare e penetrare nei suoi vicoli, la voglia di conoscersi e di scambiarsi idee ed ideali..

Voglio nominare una per una le persone che da un anno passeggiano con costanza sulla mia via, lasciandomi in dono qualcosa di sè, lasciando su questa sabbia scura un'orma di sè. Per questo vi ringrazio e vi dico che se voi avete lasciato come un seme, qualcosa di voi, qui su queste pagine di vita quotidiana, io ho raccolto i vostri frutti e quello che ora è dentro il mio cuore, è qualcosa di bello.


El Caracol Loco: ...


Sc1ll4: per i tuoi post istintivi, scritti col cuore ed io lo so, per esser stato uno dei primi a lasciare dolci parole e per aver detto di me: "piccola stella senza cielo".


ApePam: per la tua femminile sensibilità, per le tue parole, forti e ferme. Non c'è consiglio tuo che io non abbia colto. Non so come sono le tue mani ma so che sanno amare attraverso le parole che scrivi.

Giro: este post para contar todo lo que ha significado por mi este ultimo año, un año lleno de amor, de musica, de caricias, un año duro y severo, un año que me ha visto crecer, poco a poco. Quiero agradecer todas las personas que han estado a mi lado, desde lejos o cerca de mi. Entonces, gracias a ti tambien, por estar aunque tu seas tan lejos, por tus palabras y tus abrazos que tan virtuales que sean consiguen llegar hasta mi alma.

Rain: per il piacere che ho nel leggere di te e della tua vita, per quel bonbon in un giorno qualunque di gennaio. Per gli sguardi sinceri. Per le foto immaginate dei nostri piedi al sole. Per ogni sospiro romano, per ogni luce che traspare dai tuoi racconti, per il valore dell'amicizia che è in te.

Faith: per quel tuo sorriso che dice di essere "splendidamente imperfetta", per il tuo raccontarti veramente e semplicemente, per quel tuo modo buffo e tenero di mostrarti. Per ogni commento sincero e pieno di speranza.

LeCannù: per quelle foto di te che ti ritraggono come un attore innamorato e per la simpatia dimostratami, per i tuoi post pieni di ironia e di vita.

Kkien: per l'amica che sei stata e per la donna che sei.

Teo: per aver passeggiato spesso con costanza tra le mie note e per un commento in particolare, per quell'abbraccio che per un secondo mi tolse di dosso la pesantezza dell'essere.

Michele: per non lasciare commenti e per venire sotto casa mia alle 2 di notte quando ho bisogno di te. Per i consigli duri ma veri, per aprire quel varco in me che mi fa comprendere dove ho sbagliato, per la birra belga e la spiegazione su come bere dal bicchiere senza far cadere la schiuma, per questa foto che mi ritrae, serena e felice. Sei uno degli Amici più cari che ho.

Beatrice: per i fiori che vengo a cogliere nel tuo giardino, per quel ciliegio che fiorisce anche d'inverno, per la poesia che grazie a te ho scoperto di avere, dentro me.

Fred: per quella che sono, per quello che sei, per le passeggiate nel cuore di Roma, per gli sguardi che dicono tutto, silenziosamente. Per quell'impermeabile celeste che mi ha coperto le spalle nei giorni di pioggia, più di una volta. Per non stancarti di stare in piedi ad osservarmi crescere.

Giugi: per l'amica vera e sensibile che sei, per le risate da sceme durante il corso di pilates, per comprenderci, per esser felici l'una dell'altra dei nostri piccoli e grandi successi, per correrci incontro nel momento del bisogno, per le telefonate lunghe ore.

Scalia: per avermi fatto intravedere gli occhi di Roger e per avermi descritto Pilar, per quel "tarareando" che risuona in giovani ricordi.

Kundala: per il piacere di accettarsi, senza aver paura di guardarsi allo specchio. Per capire cosa si prova a ballare accompagnati dalle note di Tiersen.

Ecco, voi siete quelli di cui quotidianamente incrocio il cammino. Raccolgo qualche fiore ai bordi delle vostre vie, li dispongo con cura e a fine giornata, li guardo, in quel bel vaso di cristallo.

I vostri fiori li curo.

Grazie per quest'anno vissuto da vicino o da lontano, anche alle persone che non ho nominato ma che so che ci sono.

Ed un grazie anche a me stessa, per aver il coraggio di mostrarmi per quella che sono.

Grazie, davvero. C'est tout.

.Kiki.




Foto: "Sguardi"© di Michele.

25 maggio 2007

Parole di Burro.


On air: "Parole Parole Parole" - Mina.

Poco fa ascoltavo questa canzone pensando di non avere nulla da dire.
Ora, invece, sono qui.
La finestra è aperta. I vicini come ogni anno, quando arriva l'estate, giocano a carte sul loro piccolo terrazzo. S'intravedono dalla mia stanza le luci soffuse del loro elegante salotto .
Intravedo il fumo delle loro sigarette, si possono ascoltare le loro risate.
Accendo la lampada rossa che Fred mi ha portato da Berlino.
Tutto è qui con me.
Io sono con me.
Non c'è nessuno che mi manchi, in questo momento.
Mi basto io, stasera.
Mi cullo tra le parole ascoltando la voce di Mina che mi accarezza le spalle.
Abbasso la testa, questa volta, senza arrossire.
Un anno e tre giorni fa non avrei immaginato di essere qui questa sera, di scrivere su questo sfondo nero che da un anno ormai è custode delle mie parole, dei miei sospiri, delle mie gioie più vere, dei miei piccoli ed innocenti segreti. Ieri notte, rileggendo tutto ciò che ho scritto finora è come se avessi aperto un baule ricco di beni preziosi.
Ho scrutato ogni singola foto che ho amato, che mi ha fatto emozionare. Ho riascoltato la playlist della musica che ha accompagnato questo ticchettio di mani frenetiche su questa tastiera, ogni voce, ogni tasto di pianoforte che ha fatto muovere i miei piedi al ritmo del cuore.
Eccolo lì. Riesco a percepire il tempo trascorso, il suo scandire, come fosse un bell'orologio. Eccolo: l'anno di vita.
Stasera sono sola, eppure non c'è solitudine in me, stasera.
Mi sento bene con me stessa. Con questa musica che, canzone dopo canzone, forma una catena di ricordi, di odori, di sorrisi, di capelli al vento.
Quando scrivo è come se infilassi, parola dopo parola, delle belle perle su un filo prezioso.
Ma sono solo parole, di burro. Parole che il caldo scioglie sorridendo.
La vita, quella fuori da questa pagina nera, non è solo un filo.
La vita non la si può solo raccontare, la vita va vissuta, va morsa come una mela.
Caramelle non ne voglio più. No, non dire nulla, c’è la notte che parla.

24 maggio 2007

Deep.



On air: "Every Me Every You " - Placebo.

22 maggio 2007

Seduta nell'ombra..



..danzo ancora sul passo incerto del mio turbamento.

On air: "Resta con Me" - Vinicio Capossela.

18 maggio 2007

Femina.

..scoprendo gli odori in bianco e nero..



On air: "New York City Serenade" - Bruce Springsteen.
Foto di Ralph Gibson.

16 maggio 2007

Cygne

Cantami una poesia
mentre con le mani
mi mostri il mondo

quando archi suonano te
in punta di piedi
mi scopro a pensarti

con ali di raso
e occhi distratti
ti immagino

mi nascondo in me stessa
per mangiare
fragole e anima

e

di schiena
cerco
carezze di labbra
.
On Air: "Pensieri Nascosti" - Giovanni Allevi.

14 maggio 2007

Risvegli.

On air: "Tarareando" - L'Orchestra di Piazza Vittorio.

Il profumo di papà entra nella stanza.
Vedo la sua cravatta regimental che si avvicina al mio viso.
Si china per darmi il bacio del buongiorno e mi avvisa che Alicia è pronta.
Benedetta tecnologia.
Peccato, però. Mi piacerebbe che Alicia fosse in grado di arrivare dalla cucina fino alla mia camera da letto.
"Bip-Bip", Alicia chiama: il caffè è pronto.
Porto i miei piedi pigri fino in cucina.
Cerco la mia tazza. Eccola. Bianca e verde con i conigli, i fiori e le galline.
Bevo il caffè con due cucchiaini di zucchero, perchè a me il caffè piace amaro, ed una fetta di ciambellone con lo zucchero a velo.
BuonoBuonoBuono. GolosaGolosaGolosa che sono, mi lecco le dita.
Guardo l'orologio appeso al muro della cucina.
Maledizione, sono già le 9.
Il libro mi aspetta a braccia conserte e con un'aria di sfida.
"Vabene", mi dico. "Ce la posso fare", nonostante le distrazioni, il sole che con tutto il suo splendore, come un attore, entra nella mia camera, la voglia di andare da qualche altra parte..

..e, mentre penso che ce la posso fare, mi ritrovo qui, a scrivere.

Ma si.. in fondo, oggi, è stato un bel risveglio.

E forse, non solo per me.

08 maggio 2007

Vita.


On air: "La Vida es Bella" - Miguel Bosé y Noa.
Foto di Pascal Renoux.

05 maggio 2007

Requiem.

On air: "Hope Overture" - Clint Mansel, Kronos Quartet.

Dietro ad un vetro
mi copro
mi scopro

mi cerco
mi annuso

non mi trovo

mi amo
mi odio

mi difendo
mi curo

ti mordo
ferisco

mi spiaccio




23 aprile 2007

Silenzio di Velluto

On air: "Le Tournebride" - Superflu.


La bambina della notte
danzando silenziosa
cuce il pizzo nero dell'insicurezza
disegnando con la bocca il tuo viso
fila il manto rosso dell'ingenuità

in quella stanza di velluto
con i tuoi occhi da lupo affamato
aspetti i suoi fianchi
per divorarle l'anima a piccoli morsi
assaporando fin dentro le ossa, le lacrime,
i sospiri.

19 aprile 2007

dolorEgioia



On air: "TearDrop" - MassiveAttack.

Vibrazione. Ecco, mi è arrivato un messaggio. Ore: 22.35. Mittente: Fred.
Dopo parecchi giorni d'attesa è diventato zio.

"E' nato. Ed è bello. Come solo i bambini sanno essere".
Sorrido ripensando alla telefonata che mi aveva fatto il giorno prima, dall'ospedale.

Mi aveva descritto con la voce piena di gioia e stupore, i visi dei genitori che si aggiravano nei corridoi del reparto "maternità". Quei visi increduli che sembrano dire: "non.ci.posso.credere.sto.per.diventare.padre".
Quei padri, ancora un pò bambini, che tengono in braccio, con timore, delle minuscole creature..quelle creature che hanno dita così fine che hai quasi paura a sfiorarle, quei piedini così perfetti che stenti a credere siano veri. E li tengono in braccio cullandoli, li stringono piano, facendo attenzione a che stiano ben al caldo..e li guardi mentre cercano il tuo odore, cercano di ritrovare nei primi momenti di vita, un odore che probabilmente li accompagnerà durante la loro vita. Quegli odori famigliari. Quegli odori che entrano prepotentemente nelle narici ed è difficile dimenticarli.

Non l'avevo mai sentito parlare così fino a quel momento.
Nella sua voce la voglia di dipingere a parole gli stati d'animo e le emozioni che, inaspettatamente, gli andavano incontro, volevano acchiapparlo, gli tendevano le mani affinchè lui le prendesse con sè..Lui, che fa fatica ad ammettere che si sta emozionando davvero, questa volta, invece, ha accolto le emozioni, una per una. Ha dato nomi ad ognuna di loro.

"Ma lo sai che sono davvero belle le donne incinte?".

Sor-rido.
Si, lo so, che sono belle. E' come se avessero una rotondità generale, che parte dalla pancia e finisce al cuore. Hanno visi da bambine e sguardi di donne.
Sono protettive con il loro corpo, sono tanto forti, ma in fondo così fragili.

Vibrazione. Ecco, un altro messaggio. Ore 23.50. Mittente: Jean.
Avrebbe dovuto finire la guardia medica già da 3 ore. Ma qualcosa è andato storto.
"Ho fatto tutto quello che dovevo fare, ho fatto tutto il possibile, te lo giuro..ma..l'ho perso. L'ho perso tra le mie braccia".

Lui, 38 anni. 35 anni sua moglie. Attimi di paura. Attimi in cui i ventisei anni che hai sembrano non essere abbastanza.
Momenti in cui l'unica cosa che vorresti sarebbe svegliarti pensando che tutto è stato solo un brutto sogno, che le immagini che hai negli occhi non stanno capitando proprio a te.
Ma così non è.

E mentre qualcuno in un ospedale piangeva di gioia, tenendo in braccio, e guardando sgambettare quell'esserino così perfetto e delicato, qualcun'altro, lontano da qui, tra le braccia, piangeva l'uomo che amava.

La Gioia ed il Dolore a volte camminano insieme, negli stessi istanti.

Poi, entrambe cambiano rotta prendendo per mano qualcuno.
E c'è il Destino che fa da arbitro.

Ora, un piccolo cuore batte mentre un altro si è fermato.

La vita è come una giostra. Su quei cavalli colorati tutti prima o poi facciamo la nostra corsa.
Quache cavallo si ferma, a volte inaspettatamente, prima degli altri.
Tu ti volti a guardare chi è rimasto indietro, senza poter far nulla.
Allora prosegui la tua corsa portando con te l'immagine delle persone che ami e che hai amato.
L'importante, credo, sia impegnarci affinchè queste corse, nonostante a volte siano faticose, portino ad una mèta, qualsiasi essa sia per noi.

16 aprile 2007

Risalita.

On air: "Rise and Fall" - Sting e Craig David.

Giorni ricchi, pieni di energia, questi.
La voglia di partire e di restare.
La valigia mezza piena.
I sorrisi degli amici sul pianerottolo di casa con le pizze e le birre in mano.
La casa piena del fumo delle candele e dell'odore di cannella.
Una corda di chitarra spezzata sulle note di De Gregori.
Le risate a crepapelle.
Una candela dell'ikea sostuisce venticinque candeline. Ma non importa perchè stiamo tutt'insieme.
Una foto in bianco e nero mi ritrae imbronciata come una bambina ma in fondo forte come una donna.
I muscoli riprendono il vigore di una volta, la testa si perde dietro al volo degli uccelli, laggiù nel parco.
La voglia di stare in mezzo agli altri, di condividere risate e lacrime.
Lacrime asciugate nel cuore della notte davanti ad una birra belga, con Te che eri in pijama ma sei corso in mio aiuto ugualmente..
Confessioni in macchina prima di ritornare a casa.
Sguardi complici. Mi copro con le mani il viso, per l'imbarazzo di qualche frase scappata via come una collegiale all'uscita di scuola.
La felicità di esser riuscita a scovare la "toppa" nel petto di qualcuno, la consapevolezza di non avere la "chiave" giusta per aprirla quella porta, ma sul mio viso resta il sorriso per averla almeno intravista quella toppa che si pensava nemmeno ci fosse..
Non so cosa sarei ora se non avessi intorno a me tutte quelle persone splendide che ogni giorno mi regalano emozioni nuove. Grazie. Perchè ora non sarei come sono e non crescerei come sto crescendo.
Vi voglio bene, amici miei, più di ieri, meno di domani.

12 aprile 2007

Caduta Libera.


La preziosità del Silenzio.
Diamante purissimo.
Capace di assordare.
Ciglia bagnate.
I miei pensieri stanno appesi alle parole come lenzuola bianche appese ad un filo nero.
Raggi di luce dai miei fili dorati sprigionano energia che viene ingoiata da occhi profondi come pozzi.
Lo senti il rumore del nulla?
Eccolo.

On air: "Escape" di Philip Glass.

07 aprile 2007

04 aprile 2007

"La Bambina e il Ciliegio"


Ho bevuto tutte le sporche stelle del porto
prima di arrivare nel Tuo respiro.
Hai benedetto la mia maledizione
poi come un animale, hai scelto d'amarmi.

Non c'è amore più vero dell'amore animale
poi di nascosto sono salita sul Tuo ramo a
rubare ciliegie.
"Sei una bambina col vizio della luna
e hai occhi troppo chiari
perchè io riesca a difendermi"

le Tue parole le ho cucite alla memoria
mentre sei inciampato sulla mia bocca
e senza più nemmeno la decenza dell'attesa,
m'hai baciata.
Non c'è amore più vero d'un dolore
da cui non si riesca a staccarci.

Fammi bere dal Tuo silenzio
ma non dissetarmi mai
dammi la redenzione del peccato
senza assolvermi mai
E' così che hai preso la luna nel pozzo
per renderla al cielo
e con una dolcezza antica m'hai portato lassù
a osservarci amare mentre
i nostri corpi animali, s'intrecciavano.
Sei una maledetta
e solo per questo io Ti voglio sempre.
Prendimi e dammi ancora le Tue ciliegie
io non sputo i noccioli.

Beatrice Niccolai

02 aprile 2007

"Navigli di Sera"

"Si entra in queste case senza dimora con l'idea
precisa e la speranza di trovare la fatalità il destino
si considerano le pietre gli abitanti i luoghi
le speranze cadute sulle pietre le voci dei bimbi
che un tempo salivano sopra gli alberi e sembra di sentire cinguettare
quegli angeli che hanno dato
la misura dell'aldilà quei piccoli amorini che vibrano la sera sul cuore
di questi ragazzi che cercano
una seconda una terza infanzia o una maturità piena
di lusinghe ragazzi che non vogliono crescere
che non cercano nè il passato nè l'avvenire
un florilegio di ragazze bellissime e prodigiose
che cantano lo spazio della nostra anima".

Da "Clinica dell'abbandono" di Alda Merini.

28 marzo 2007

Le Nain de Mon Jardin

Ascoltando "Comptine d'un autre été: l'Après Midi" di Yann Tiersen.



Aveva deciso di mettere la valigia in cantina.
Aveva deciso di non partire più.
Diceva d'essere troppo stanco, nonostante la sua giovane età.
Aveva scelto di rimanere davanti al caminetto in questi giorni di pioggia, per fumare la pipa in solitudine.Aveva detto "basta così".
E poi..
E poi, gli sono venute in mente le parole di qualcuno che in passato gli aveva detto che dopo la pioggia sarebbe arrivato un arcobaleno talmente grande e talmente bello che sarebbe rimasto senza fiato.
Oggi le sue mani sono più calde. Guarda il cielo aspettando che quella nuvola dia spazio ad un raggio di sole.

Si sente un pò frastornato. E' tornato da poco da un lungo viaggio. Si sente un pò perso, confuso.

Oggi, non ha nemmeno voglia di fumare.
Il fuoco del caminetto ha bruciato tutta la notte un grande tronco di salice, che ora non piange più. Finito il dolore, resta la cenere. Incandescente, che riscalda ancora un pò.

Lui rimane a guardare cosa è stato. Di lui, di questi viaggi, delle persone che ha incontrato. Così tanti visi e colori e suoni ed odori. Appoggia le mani sugli occhi, come quando qualcuno vuole ripararsi il viso dal vento. Ma lì non c'è vento. Racchiude se stesso dietro quelle mani perché lì c'è solo lui coi suoi pensieri che seppur rimangono muti, prestando attenzione, si riesce a sentirne la voce.

A fargli compagnia silenziosa, ci sono:

La paura di scegliere ma la voglia di farlo;
L'ansia di commettere un errore pur sapendo di crescere sbagliando;
La curiosità di scoprire posti nuovi, ancora una volta;
La voglia di comprare una valigia nuova;
La necessità di prendere quel treno;
La fame di emozioni;
La sete di parole e di gesti nuovi;
Il bisogno di aprire le braccia al mondo intero, di ingoiare pagine di libri per conoscere ciò che ancora ignora, di avere orecchie da elefante per ascoltare anche suoni di formiche, di avere mani grandi e forti capaci di prendere cactus senza sentire il dolore delle spine.

Nel giardino:
La caparbietà dà schiaffi alla diversità.
La diversità dà calci all'amore.
L'amore prende per mano la diversità anche se ne ha paura.
La paura fa l'amore con la distanza.
La distanza fa la corte alla tristezza.
La tristezza danza con i violini.

I violini li sta ascoltando proprio ora.. il Nano del mio giardino.
Mentre se ne sta seduto in veranda guardando come si arrampicano sul muro i gelsomini profumati.

Loro si arrampicano ed anche lui, in un modo o nell'altro.
Si arrampica su parole senza meta non conoscendo quale sarà la sua prossima stazione. Ma sapendo che quel treno lo sta aspettando.

Il raggio di sole che poco prima aveva fatto capolino se n'è andato. Tornano le nuvole scure. Ecco il primo lampo. Ed il Nano sa che non sarà l'unico di questa giornata.
Entra dentro, si copre.
Durante un viaggio in Sicilia un amico gli regalò un bell'impermeabile celeste.
Se lo infila, lentamente. Poi, si risiede in veranda.

La voglia di fumare è tornata.

Si accende la pipa..
..resta a guardare il cielo che inizia a lacrimare.

25 marzo 2007

Promenade d'une Vie

Ascoltando "Je l'aime à mourir" di Francis Cabrel

Quelle cinque parole corrono in fretta sulla lingua più veloce della paura.
Paura di commettere un errore.
Un errore che potrebbe costare una vita di sorrisi.
Perchè di vita ce n'è una sola e le ferite vanno ricucite, non leccate.
E singhiozzi.
Singhiozzi.
Non respiri più. Le lacrime riempiono il viso come un fiume che straripa.
La paura ti fotte.
E poi quella stretta che ti fa sentire che c'è comprensione.
Si comprende la tua paura. La tua stanchezza.
E poi, e poi. La speranza.
Due vite. Due destini. Due vie s'intravedono.
E tu?
Cosa decidi tu?
Prenderai quella strada piana, o l'altra?
Quella piena di salite, di burroni e sabbie mobili?.
E se ti prendesse per mano, sollevandoti da terra?
Se riuscissi a guardare al di là del burrone?La vedi la torre su quella montagna?. Da lì mirerai quello che c'è sotto, quello che è stato.
Se riuscissi a vedere quel viso felice, mentre ti togli la sabbia di dosso?
E se..e se la smettessi di parlare al condizionale?
Vola, cazzo. Vola.
In alto.
Lasciati andare a quello che sarà. Senza paura.
Il futuro.
Una cosa troppo poco prevedibile, ora.
Lasciati amare, senza condizionali.
Quando tornerai con i piedi per terra, il dolore ci sarà. Ma tu sai camminare anche al buio. E poi lo sai, ci saranno cani bianchi che ti faranno da guida.
Fedeli, attenti.
Perchè questa è la passeggiata della vita. Ci saranno burroni, sabbie mobili, ma anche fiori da cogliere con mille spine ma dai mille colori. Riesci a vederli quei colori?
Ed ora prendi la sua mano, lo vedi? Ti sta tirando su. Sempre più in alto.
Ecco. Il vento ti tiene su. E se dovessi rimettere i piedi a terra, una cosa sola: non aver paura.
Parce que c'est la promenade d'une vie.



Quadro: "La promenade" di Marc Chagall.

19 marzo 2007

19Marzo2007. Daniele LIBERO.

"Ringrazio tutti.Sentivo che non mi avevate abbandonato e questo mi dava forza e coraggio, ma ci sono stati dei momenti in cui ho temuto veramente di essere ucciso da un momento all'altro".
A Roma oggi piove.
E questa pioggia lava via il dolore
del rapimento del giornalista Daniele Mastrogiacomo
da parte dei talebani quindici giorni fa.
Ed oggi libero.
Sono felice, tanto.
"..Passerà anche questa stazione senza far male,
passerà questa pioggia sottile come passa il dolore.."

13 marzo 2007

Senza Chiave

Ascoltando "Parisien du Nord" di Cheb Mami


Girati ed apri le mani.
Intreccia le tue dita tra le mie.
Chiudi gli occhi.
Riesci a sentirla quella carezza di labbra? Sì. Lì. Proprio dietro il collo. Lì dove il tuo profumo è sempre uguale. Lì dove vengo a perdermi, per smarrire me stesso. Perchè non so chi sono, quando sono con te. Non ho un nome, non ho età, quando le mie mani sono sui tuoi fianchi.
Le lancette smettono di girare. Tutto si ferma. Immobile.
Mi scosti i capelli dall'orecchio e mi baci. Mi dici "sai di buono" ed io sorrido. Come una bambina.
Mi giro guardandoti negli occhi. Ti fisso. Arrossisco. E' più forte di me.
Con quello sguardo mi penetri, profondamente, dove nessuno mi ha mai conosciuta. Dove nemmeno io so che cosa c'è.
E mentre tu ti perdi, io ritrovo me stessa.
Dietro ad ogni virgola che separa parole. Dietro ogni pausa tra suoni stranieri. Dietro ogni sorriso. Dietro ogni lacrima caduta troppo lentamente. Dietro quella porta di cui per tanto tempo ho cercato la chiave, senza sapere che era solo socchiusa. L'ho aperta..e sono felice perchè ho trovato qualcosa che non avevo mai visto. Respirato quell'aria così pura da lasciarmi senza fiato.
Dietro te ritrovo me stessa.
E tu, su nuovi giorni di sole, continua a perderti tra i miei capelli.

03 marzo 2007

Ti regalerò una Rosa.


Mi chiamo Antonio e sono matto
Sono nato nel ’54 e vivo qui da quando ero bambino
Credevo di parlare col demonio
Così mi hanno chiuso quarant’anni dentro a un manicomio
Ti scrivo questa lettera perché non so parlare
Perdona la calligrafia da prima elementare
E mi stupisco se provo ancora un’emozione
Ma la colpa è della mano che non smette di tremare
Io sono come un pianoforte con un tasto rotto
L’accordo dissonante di un’orchestra di ubriachi
E giorno e notte si assomigliano
Nella poca luce che trafigge i vetri opachi
Me la faccio ancora sotto perché ho paura
Per la società dei sani siamo sempre stati spazzatura
Puzza di piscio e segatura
Questa è malattia mentale e non esiste cura
I matti sono punti di domanda senza frase
Migliaia di astronavi che non tornano alla base
Sono dei pupazzi stesi ad asciugare al sole
I matti sono apostoli di un Dio che non li vuole
Mi fabbrico la neve col polistirolo
La mia patologia è che son rimasto solo
Ora prendete un telescopio… misurate le distanze
E guardate tra me e voi… chi è più pericoloso?
Dentro ai padiglioni ci amavamo di nascosto
Ritagliando un angolo che fosse solo il nostro
Ricordo i pochi istanti in cui ci sentivamo vivi
Non come le cartelle cliniche stipate negli archivi
Dei miei ricordi sarai l’ultimo a sfumare
Eri come un angelo legato ad un termosifone
Nonostante tutto io ti aspetto ancora
E se chiudo gli occhi sento la tua mano che mi sfiora...

Ti regalerò una rosa
Una rosa rossa per dipingere ogni cosa
Una rosa per ogni tua lacrima da consolare
E una rosa per poterti amare
Ti regalerò una rosa
Una rosa bianca come fossi la mia sposa
Una rosa bianca che ti serva per dimenticare
Ogni piccolo dolore



Mi chiamo Antonio e sto sul tetto
Cara Margherita son vent’anni che ti aspetto
I matti siamo noi quando nessuno ci capisce
Quando pure il tuo migliore amico ti tradisce
Ti lascio questa lettera, adesso devo andare
Perdona la calligrafia da prima elementare
E ti stupisci che io provi ancora un’emozione?
Sorprenditi di nuovo perché Antonio sa volare.

("Ti regalerò una rosa" di Simone Cristicchi)

01 marzo 2007

Sempre Tu.

Ascoltando "Prendimi" di Giovanni Allevi.

Dopo ventiquattro anni, sempre Tu, nei miei occhi con quella luce di candele sul tuo viso.
Bella come una donna al primo appuntamento.
Ti copre un profumo che qualcuno ha fatto apposta per te.
Se potessi pagarti, come si fa con una prostituta, ti pagherei.
Per averti.
Per godere, per goderti, solo io.
Sempre.
Se potessi abbracciarti, in ogni angolo di cielo, in ogni vicolo che gioca a nascondino, lo farei.
Ti abbraccerei tanto da renderti muta, come ieri sera, togliendoti il fiato.
Togliendomi il fiato.
La notte non sembrava voler scendere su di te,
il cielo grigio chiaro non lasciava posto a frammenti di diamanti.
Eri Tu la luce, ieri notte.
Nessun sorriso a metà nel cielo, ieri notte.
Tanta bellezza riesce ancora ad inumidirmi gli occhi, allora abbasso la testa.
Tiro un sospiro.
Ingoio saliva con un'espressione incredula.
Ne prendo coscienza:
sei tu, Roma, il Primo Amore della mia vita.
Foto: "RomadiNotte"© di Michele Torsello.