24 novembre 2008
12 novembre 2008
Regarde Loin.

Quando si è soli coi propri silenzi, il corpo prende voce, il battito comincia la sua corsa dal petto sino ai timpani; si sente il sangue fluire, lentamente, ed i ricordi prendere spessore, colore e fragranza, come fili d'erba tra le dita. I pensieri, intrappolati da occhi ben chiusi, si cullano su melodie inventate; le narici dilatate respirano il mondo; le mani congiunte, sono nidi dove ritrovare la pace perduta. Lo sguardo lontano ad inseguire sogni vissuti al di là di cuscini familiari, al di là degli altri, che - a volte - non sono là. E' in quell'istante che la presenza viene a sedersi, accanto a noi, nell'assenza.
Avevo deciso di non calpestare più questa terra ma i miei piedi hanno ritrovato l'origine.
Il punto di partenza dei sogni. Eccomi di nuovo qua, come un dejà-vu, come un bacio rubato, come un'emozione chiamata per nome.
04 settembre 2008
Νόστοι

20 luglio 2008
Immenso.
Click!
"Pase lo que pase, sea lo que sea.. esperanza". Siempre.
Manu Chao salta tra il mio cuore ed i timpani.
08 luglio 2008
Ubriaca di Cielo e Grano.

Il naso rivolto alle stelle mentre si viaggia, dentro e fuori di me.
Kiki occhi di cerbiatta ha steso all’ombra di un albero un telo magico in un parco al centro di Roma: attende che esso si sollevi in volo sopra la città e il mondo, sì che lei possa vedere fin dove arriva il fiume della sua giovane vita. Ha già deciso di essere come si sente, bella e timida, di non forzare più di tanto la sua indole e di guardare dall’ombra questa strana estate che potrebbe essere l’ultima della sua prolungata infanzia. (Enzo Rasi)
Buona vita mondo!
On air: "Rotolando verso sud" - Negrita.
30 giugno 2008
Φωτεινή
*Grazie a Iorgakis per questo momento di vita, catturato in un istante che correva veloce tra la mia malinconia e la gioia d'esserci.
On air: "Petite blonde du boulevard brune" - Manu Chao.
12 giugno 2008
Baci senza Memoria.
05 giugno 2008
Velenosoamore.

"Comment ça va? Ma - dimmi - mi amerai anche quando i capelli da biondi diverranno bianchi e soffici come ovatta e zuccherando il caffè le mani mi tremeranno? Anche se, un giorno, le gambe stanche, arriveranno in quel dove, in ritardo? Mi ameresti anche se dovessi dimenticare il mio nome ma ricordare qual è il cammino per la montagna?".
Ogni giorno mi inietto in vena una dose di droga, velenosa e curativa. Un pizzico ed un morso sulla pelle delicata che mi marchiano a vista, una lettera scarlatta tra le vene ed i nei dietro il collo, un bacio sulle palpebre a suggellare le mie notti bianche. Uno sguardo che uccide tutti i buoni propositi, un "ti voglio" che manda a farsi fottere l'orgoglio, il buon senso e le paure ed allora si continua a dondolare su altalene d'indecisioni, si strizzano gli occhi e si arriccia il naso quando con il viso si arriva a toccare il cielo, le mani stringono le catene per non cadere, ché lo sai pure tu che le vertigini mi fanno perdere i sensi.
Quest'amore è malato, malato, malato, ma è amore. Spigoloso, pungente, ruvido, morbido, gustoso come cioccolato alle nocciole, bianco come ghiaccio e nero come terra.
Lo voglio ma, alla fine, lo sai anche tu che ritrovo sempre la strada per tornare da dove sono partita. Quanto detesto quest'adorabile debolezza.
Dimmi di no.
On air: "Vento d'Estate" - Max Gazzè e Niccolò Fabi.
Foto di Moumine.
30 maggio 2008
Un doppio caffè americano, per uno.
Le sei del pomeriggio erano arrivate senza che lei se ne rendesse conto. Sale sull'autobus, si libera subito un posto e lei, con la rapidità di una gatta, sedendosi, tira un sospiro di sollievo.
Il suo sguardo si posa su un libro che una ragazza teneva tra le mani, sulla copertina c'era scritto: "lire cinque". La ragazza, come in bilico, con una mano teneva il libro tutto ingiallito aperto a metà e con l'altra, a stento, riusciva a reggersi alla maniglia sospesa, tra una frenata ed una curva, rispose con un sorriso allo sguardo attento di Sara e così, lei, trovò il coraggio per chiederle che libro fosse il suo e quanto fosse vecchio per costare così poco..! La ragazza le rispose che sì, era un libro davvero vecchio su cui stava adattando una rappresentazione teatrale. Era un' attrice lei, dai capelli lucidi e lunghissimi, stretti in una sottile coda di cavallo.
Parlarono del caldo, del tempo, del fatto che l'aria condizionata in quell'autobus, che assomigliava di più ad un carro bestiame, fosse rotta e di come il caldo quando irrompe, si fa sentire nell'impazienza e nella facile irritabilità della gente.
Sara, s'era immersa nel caldo, pregustando la freschezza di quell'appuntamento.
Lei era rilassata, senza pensieri, quasi sospesa in una realtà senza tempo.
Il cellulare di Sara vibra e parole inglesi s'illuminano sullo schermo : "I'm here early. Where are you?".
John era in anticipo, Sara ancora in autobus.
Lei vede subito le sue possenti spalle, lui china la sua perpendicolarità da "big ben" e le bacia le guance.
I loro piedi tagliano le traiettorie delle rotaie dei tram.
Si insinuano nei vicoli della vecchia e buona Roma, passeggiano lungo le mura che parlano di storia e di dolori. Alla fine il "Portico d'Ottavia" s'apre nella sua bellezza con quelle finestrelle di legno consumato, tipiche delle antiche facciate dei palazzi del centro storico.
"Ti piacciono i films di Totò?", le chiede velocemente lui.
Sara ride, alzando un sopracciglio e rimane stupita della domanda. John da buon inglese non riusciva a pronunciare il nome "Totò". Le sue "o" rimanevano strette tra i denti.
La piazza era gremita di gente che si sventolava con le cose più svariate: un giornale, un cappello, una locandina di un "corso di taglio e cucito"..
Lui le indica una bambina che pedalava felice su una bicicletta rossa.. ad aspettarla a braccia aperte, poco più in fondo, c'era suo padre, con in testa una kippah nera, così perfetto in quel luogo..
Sara scopre che John è molto attento ai particolari di quel pomeriggio. Questo a lei piace ma, d'improvviso, lui esaspera, volutamente, il suo snobismo e comincia a sparare critiche sugli italiani, su quanto questi siano omologati, e di quanto sia stranamente sparito l'individualismo, dall'Italia stessa partorito.
Sara, pur condividendo molte delle critiche, non ne apprezza il tono troppo dispregiativo.
Arriva il cameriere, piuttosto maleducato, perchè chiede solo a lui cosa desidera ordinare, e lui, ironicamente maleducato ordina, solo per sè, due caffè americani, con sei bustine di zucchero.
Sara, impiega qualche secondo per superare lo stupore e l'imbarazzo di fronte a questa doppia maleducazione, e così ordina per sè, malvolentieri, un tè freddo al limone.
Il tono del momento si solleva quando i due parlano di cinema.
Federico Fellini e la sua "Dolce Vita" e l' "Eclissi" di Antonioni fanno rinascere in Sara l'interesse per quel ragazzo. Le sembra d'essersi di nuovo librata in aria ma viene richiamato il cameriere per chiedere il conto ed il volo di Sara, d'improvviso, perde quota. La somma di quegli scontrini bagnati dalle gocce del tè freddo, arriva. Lei, in quanto invitata, per un attimo ignora la somma da pagare.
Prende dalla borsa delle banconote facendogli intendere, anche se con imbarazzo, che non sa cosa fare.
Il colto gentleman inglese afferra una banconota dalle mani di Sara e le dice: "Ok, give me something".
In quel momento il caldo sembra sparire in quella situazione di gelo tra i due.
"Should we go?" le chiede lui, frettolosamente.
"Sì. Sono le venti. Devo andare", risponde lei.
Sara, sul ciglio della strada, guarda John che si allontana. Per un attimo rimane interdetta ma presto si rende conto di essere felice.
Felice d'aver fatto la scelta giusta: ha calzato i sandali rossi, bassi, che le permetteranno di tornare a casa, di corsa.
On air: "Alle venti" - Audio 2.
25 maggio 2008
Dimanche.

Stanca di inseguire arcobaleni e di proteggermi dai fulmini, silenziosa me ne sto nella mia vita, lasciando che sguardi-cose-parole mi attraversino la pelle. Alle volte, alcuni di quegli sguardi-cose-persone mi lasciano come un neo addosso, molti sono impercettibili, nascosti in un dove che solo io conosco, che solo io posso scovare. Altre volte, invece, niente. Nessun passaggio sulla pelle, solo qualche scottatura, come quelle che si prendono i primi giorni di sole, al mare. Ti bruci, ma poi, in fondo, tutto passa. Non cerco "pacche consolatorie sulle mie spalle. Ho solo voglia di trovare la forza di raggiungere un obiettivo. Cerco quella voglia di futuro e il coraggio di lasciar andare il passato in una memoria tutta mia, tutta profonda e profumata, ma m e m o r i a. Non si può vivere nel ricordo di ciò che è stato bello sperando che il futuro vesta gli stessi abiti. Vorrei aprire le braccia in questa domenica di sole, gettar la testa indietro, lasciare che questo venticello romano sfiori i miei capelli e pensare al futuro, tutto vuoto, tutto bianco, tutto da dipingere. Sì, da dipingere a pennellate di pensieri nuovi.
Voglio pensieri nuovi, ecco cosa voglio.
*On air sempre Yann Tiersen, come un vecchio giradischi che "s'incanta", come un carillon di vecchi e nitidi ricordi. perchè, in fondo, da questa musica mi lascio cullare.
20 maggio 2008
La ragazza della finestra di fronte.

Il suo sguardo che scorre il perimetro del muro si ferma sull’immagine della ragazza dietro i vetri della finestra di fronte.
La sua blusa rossa è l’unico punto di colore. I suoi pensieri come aereoplanini di carta, sembrano prendere il volo ma presto atterrati da una profonda tristezza mista a malinconia. Il ragazzo lo percepisce e si domanda il segreto di quegli occhi.
Lui rimane immobile e concentrato a interpretare quell’immagine come un visitatore di una mostra davanti ad un dipinto. Lei - dietro la finestra - l’immagine dipinta, la finestra di fronte - la sua cornice.
La ragazza continua a fissare la pioggia con lo sguardo innocente di una bambina.
All’improvviso, lei scompare dietro la tenda che, chiudendosi, porta con sé la sua malinconia.
La finestra di fronte rimane vuota come lo sguardo del ragazzo.
La pioggia batte forte e lui si domanda se lei farà ritorno.
*da uno scritto di Iorgakis, per me.
On air: Yann Tiersen.
Foto: "Waiting for" di Petitescargot.
17 maggio 2008
Kalispera.

La bocca rimane chiusa ma i tuoi occhi da dietro quegli occhiali dalla montatura spessa, nera, leggono profondamente tutta la mia paura d'esistere, tutti i miei dubbi sul domani che verrà.
Domani è arrivato e non ci sono più colonne alle nostre spalle a reggersi in piedi e a custodire parole mai dette. C'è una vecchia panchina e noi ci sediamo sul bordo dello schienale. La luna è pallida ed il venerdì è pieno di luci e di macchine che si danno appuntamento in piazza.
Alle spalle c'è l'Oviesse. In vetrina quei manichini tristi, tutti uguali con delle orribili parrucche. La mia bocca rimane chiusa, di nuovo. Questa volta lo so che i tuoi occhi sanno leggere i miei. Sposto il viso e lo porto lontano dove tu non puoi vedermi.
All'improvviso, due dita sotto il mento ed uno scatto repentino mi portano alla realtà. Ed eccoci qua, di nuovo, a parlare di me. Ed io sono l'universo intorno a cui girano i miei mondi paralleli, così diversi ma in fondo così simili, le loro traiettorie si sfiorano in quello spazio infinito che c'è tra il tuo accento greco ed il mio silenzio che parla e parla.
"Due cose sono gratis: i sorrisi e la pazzia", mi dici, con lo sguardo che taglia l'aria, da dietro gli occhiali. Ed io non posso non sorridere.
La ragazza della finestra di fronte sa che tu sei abbastanza pazzo, sì. Altrimenti non ti avrebbe scelto come amico.
Efharisto, Iorgakis.
On air: "Passione" - Neffa.
Foto: "Saint Peter" di Claudio Martella.
10 maggio 2008
le Manège.

25 aprile 2008
Essere felice, forse?.
No, caro amico... la felicità è una lucciola che ci abbaglia nel cuore della notte, ci dilata le pupille e poi.. cosa ne rimarrà quando l'alba s'aprirà all'orizzonte?
Solo il ricordo di quello sbattere d'ali luminose.
Sono giorni di nuvole che si rincorrono nel cuore. Una corsa ad ostacoli tra fulmini e saette d'indecisione, montagne innevate in agosto, tutte da scalare, e le mie dita scivolano su questa tastiera, figlie dei pensieri miei. Ascoltando "Lezioni di piano", un nodo alla gola mi prende come mano grande e ferma, "cristalli di sale si moltiplicano sul viso", prima di precipitare dal pendio dei profumi. Ed io, muta, mi sento fortunata.
Dopotutto, la sensibilità è sì un dono ed una maledizione assieme, ma lei m'ha baciato la fronte ed io l'ho accolta, nella mia vita, come un mendicante viene accolto nel tempio di dio.
Sono profuga, io. Sono vento e sale, lacrime e lune rovesciate sotto il naso.
Quasi trent'anni fa un amico, dagli occhi limpidi e liquidi, scrisse questa poesia, che io ora dedico a me stessa e a voi tutti.
Uscito sulla sera
ad incontrare il senso del mio giorno
di vita
ho trovato solo contraddizioni
e un grande amore.
Ogni volta una dura prova
per la mia modestia.
Forse un giorno riuscirò a stringere
la mano
di quella viaggiatrice fugace
e solitaria
che sfiora tutte le sere casa mia:
serenità.
(Enzo Rasi)
22 aprile 2008
Strange Girl.

Trovano, finalmente, un posto dove sedersi. L'obelisco è imponente dietro l'impalcatura.Lui inizia a raccontare dei suoi viaggi. Lei strappa una margherita dal prato ed inizia a farla piroettare tra il pollice e l'indice. Si sdraiano l'uno accanto all'altra. Il cielo è terso, il sole è tiepido, le loro pelli sono bianche come il latte. L'erba è umida ora, come l'umore di Sara. Lui scopre i denti in un sorriso inaspettato.
"Because you are a strange girl, strange in senso buono però". Le passa una mano tra i capelli, come le nuvole passano davanti al sole. Il parco è in ombra, il tempo è trascorso altrove non da loro; ora è tornato sul prato per riprenderli, per farli nuovamente invecchiare.
John andando via dà un ultimo sguardo al mondo che li ha visti assieme e promette a voce alta che ne serberà della visione, il ricordo. Ma la musica di Sara è già svanita, il cielo s'è fatto scuro, la luna bussa alla porta, qualcuno passeggia sul cuore, ma nome non ha. Si sente solo un'eco sfacciatamente english, come quella camicia a righe. L'eco lontana dell'acqua delle fontane dei pomeriggi romani e di un accento.
Questo mio scritto è stato rivisitato da un amico scrittore. Grazie E.R.
On air: "Clair de Lune" - Claude Debussy.
Foto di Przemekbrzoskowski.
16 aprile 2008
Nuits.

Già so corteggiare, già so baciare con la lingua, ora devo solo sognare. Queste parole masticate tra i denti salgono fino al naso, risuonando nella stanza. In petto c'è una finestra. Sì, una finestra spalancata, da cui le persone s'affacciano e scrutano e guardano e parlano. A volte, vorrei chiuderla per fare ombra dentro me. Troppo esposta, mi sento. Altre volte, invece, mi diverto nel capire cosa c'è dietro la luce del loro sguardo. Le incomprensioni volano nella notte come pipistrelli maldestri, gelosie senza nomi, senza alcun senso di marcia mi conducono al sonno. Mi dimentico di infilarmi il pigiama e mi addormento col telefono nel palmo della mano, come fosse una conchiglia, da cui ascoltare il rombo del tuo mare dentro. Tu sei lontano, perso in qualche bosco a sognare l'anarchia. Ed io sono qui, a perdermi dietro i tuoi sospiri e le tue lacrime d'emozione. Il cuore è rosso ed è in vetrina. Qualcuno prova a sfiorarlo ma non riesce a raggiungerlo. E' chiuso e protetto da una rete fitta fitta di consapevolezze e paure. Forse, per una volta, devo smetterla di difendermi quando pericolo non ce n'è e lasciare che le libellule mi volino più vicino. Forse.
[Já sei namorar Já sei beijar de língua Agora, só me resta sonhar .. Se você quer a vida em jogo Eu quero é ser feliz ..Eu sou de ninguém Eu sou de todo mundo .. ]
On air: "Jà Sei Namorar" - Tribalistas.
Foto: Elias.
13 aprile 2008
Entro in punta di piedi. Mi sfilo gli stivali come una gatta in bilico su una ringhiera. Le luci in salotto sono ancora accese, una candela, spenta da poco, profuma tutta la stanza di vaniglia. E' quasi giorno fuori. Mi siedo sulla mia poltrona preferita, ancora col cappotto indosso, mi massaggio il piede sinistro e rido come una stupida tra me e me ripensando alla notte vissuta. Gli sguardi lontani e quelli vicini. I messaggi segreti mandati a pochi metri di distanza. Le provocazioni, la salsa danzata con quella ragazza dalla pelle cioccolata e i denti avorio, la vodka che scorre nella gola e cola nel petto riscaldandolo tutto. Il sudore si gela sulla pelle e le si attacca come la sabbia del mare. Il vento fresco della mattina accarezza i capelli ormai scuri. Le sedie dei bar della piazza sono tutte in ordine, i tavolini puliti, nessuna voce risuona nell'aria, l'acqua della fontana scorre discreta, senza far rumore. Il Pantheon è il re, stanotte. Stanca di camminare, riprendo forza, sedendomi sui suoi gradini e penso al sole che tra poche ore farà la sua comparsa. Il trucco è sfatto, i capelli sono umidi, ho ballato stanotte, ho riso, ho cantato, ho goduto stanotte di me e della mia gioia d'esserci. Il mio pensiero ti ha amato da lontano, mentre chissà quale lugar i tuoi occhi, per la prima volta, mangiavano stanotte. Sulla tua lingua si sciolgono parole spagnole e - sulla mia - si dissolvono fragoline di bosco. Tutto è surreale, tutto è magico, impossibile ma realizzabile. Mi sento persa, per un attimo. Cosa ci faccio qui? Riapro gli occhi, mi guardo. I capelli incorniciano il mio viso stanco e gli occhi raccontano di me, di un azzurro che anche al buio sa risplendere. Si balla ancora dopo aver dormito solo poche ore. Il sole è alto, il lago ci aspetta. Mi addormento su un prato come una bambina. Tu, silenzioso, non mi svegli. Attendi il mio risveglio, guardando lontano. Dove si perdono i tuoi pensieri? I miei non sono capaci di raggiungerli. I sentimenti si accavallano. La musica scioglie il silenzio, il lago s'allontana rimanendo muto e fermo. Le nuvole giocano col cielo ed un senso di serenità m'invade tutta, insieme alla voglia di piangere - improvvisa e senza senso. Di colpo, vedo ciò che ho e forse, per una volta, capisco che è ciò che voglio davvero.
V i v e r e .



