12 novembre 2008

Regarde Loin.


Quando si è soli coi propri silenzi, il corpo prende voce, il battito comincia la sua corsa dal petto sino ai timpani; si sente il sangue fluire, lentamente, ed i ricordi prendere spessore, colore e fragranza, come fili d'erba tra le dita. I pensieri, intrappolati da occhi ben chiusi, si cullano su melodie inventate; le narici dilatate respirano il mondo; le mani congiunte, sono nidi dove ritrovare la pace perduta. Lo sguardo lontano ad inseguire sogni vissuti al di là di cuscini familiari, al di là degli altri, che - a volte - non sono là. E' in quell'istante che la presenza viene a sedersi, accanto a noi, nell'assenza.

Avevo deciso di non calpestare più questa terra ma i miei piedi hanno ritrovato l'origine.
Il punto di partenza dei sogni. Eccomi di nuovo qua, come un dejà-vu, come un bacio rubato, come un'emozione chiamata per nome.


04 settembre 2008

Νόστοι


Ritorno oggi, qui, tra le mie stanze. Se allargo le narici su questo velluto nero, riesco quasi sentire il vostro profumo ed il suono delle vostre voci. Quella di F. che in un accento ibrido mi dice di rimanere calma, quella di R. che quando risponde al telefono prolunga sempre la "a" finale di "piccola" e questa cosa mi fa sempre ridere, quella profonda di E. su cui la mia insicurezza ha danzato un tango breve ma intenso.
Nostoi. Ritorni. Ed io ritorno, stanotte, per dire "addio". Addio a quella petitekiki che in pochi giorni ha sfidato la sua paura e ha alzato i tacchi per abbandonare un immobilismo che le stava pietrificando le lacrime ed i pensieri.
L'estate non ci ha ancora abbandonati ma la pelle, quella, è tornata ad essere chiara. Chiara, come me. La piccola Amélie ha frantumato le sue ossa, è caduta a terra dopo centinaia di metri di caduta libera. Qualcuno l'ha raccolta da terra, l'ha presa in un palmo di mano, ci ha soffiato sopra l'amore e l'ha ricomposta in tanti piccoli pezzi di storia e visi ed odori che non fanno solo parte di lei ma racchiudono tante esperienze, tante stagioni di vita, tanti sguardi che si aprono all'orizzonte.

Mi guardo allo specchio e ciò che vedo siete anche voi. Voi con le vostre parole, che sono balsamo per questo cuore screpolato, voi con le vostre carezze lontane e vicine, voi che con un "erre moscia" mi fate aprire un sorriso su questo viso stanco.
Vorrei scrivere un racconto ma ho bisogno di tempo, di tanto tempo. Finora ho sempre e solo cercato. Ora so cos'è che la mia anima stava cercando. Si chiama "libertà" e sfugge come una gazzella rincorsa da un leone, ma bisogna essere abile cacciatore per acchiapparla nella propria rete e tenerla stretta con pugno fermo e deciso, ma solo per qualche istante. Si dimena, vuole sfuggire ma io sarò più forte di lei. La prenderò, la mirerò in silenzio e poi la lascerò correre su distese di prato e quando arriverà sul deserto ed avrà sete, chiederò al cielo di piangere per dissetarla.
Volgo lo sguardo indietro e vedo quel che ero, quel che sono diventata oggi.

Tempo fa pubblicai una serie di foto con una giapponese seduta su un ponte al di sopra di un fiume. Vi chiesi secondo voi cosa ci fosse al di là del fiume, al di là, di tutto.

Risposte molte diverse incuriosirono i miei occhi. L'ottimismo, il pessimismo, risposte originali, altre piuttosto banali, com'è giusto che sia.

Stasera rispondo io a quella domanda, in una maniera altrettanto scontata, forse.

Al di là del fiume ci sono io, con i miei piedi leggeri e le mani dalle unghie lunge, i capelli raccolti in uno chignon, lo sguardo verso l'alto. Mi vedo mentre mi giro indietro e con lo sguardo l'accarezzo come fosse un'opera d'arte. Alzo la gonna fino al ginocchio, allungo un piede. L'acqua è fredda, un piede, poi un altro e m'immergo piano gettando la testa all'indietro. I vestiti s'attaccano addosso, la pelle s'inspessisce per i brividi. Non si può più fuggire. "Il passato ed il futuro non esistono. Il passato è morto ed il futuro si può solo sognare e costruire. Il presente è vivo e ti guarda in faccia. Bisogna viverlo con amore".
Castel Sant'Angelo, in quella notte d'estate e pelli sudate, toglie il fiato insieme alle tue mani che nelle mie tremano trasmettendomi tutto il tuo dolore, la vita e la morte e l'amore per quella ragazza che non c'è più.
Tante cose vorrei raccontarvi. Ho il cuore talmente gonfio d'emozioni che ho paura possa esplodermi nel petto soffocando sogni e speranze.

Cercatemi ma se non dovessi rispondere.. non temete. Starò in un altro dove, tutto intimo, tutto mio. Aprirò un altro mondo, magari bianco, magari nero, ancora non lo so. Amélie è con Nino ed è felice. Prima di partire mi ha lasciato un caro amico. Il suo Nano da giardino. E' qui accanto a me che mi sorride aspettando che io prepari le valigie per un altro viaggio, un'altra avventura che mi porterà lontana da quello che c'è qua. Lontana ma... c'è sempre un ritorno, un bacio inaspettato, una stretta improvvisa che ti prende il viso cullandolo sul seno e si danza su tempi andati che sanno di borotalco e foglie d'autunno. Un tempo in cui quella bambina aveva i codini e pochi denti in bocca e, da lontano, sognava le sirene in fondo al mare. Quella bambina non posso deluderla. Ho deciso di salvarla, portandola lontana, da qui, lontana dal cuore, e dagli occhi.

Ma, prima o poi, ritornerà.

20 luglio 2008

Immenso.


La tenda bianca lascia intravedere le poche luci che illuminano la strada. Su questa tastiera confondo la "a" con la "q" e cosi' scrivo parole incomprensibili.. torno indietro e correggo. Sarebbe bello tornare indietro e cancellare cio' che non va bene. La piccola stanza profuma di bucato, ho dato l'acqua alla piantina di basilico che oggi ho comprato al mercato. Ho cucinato un kg di pasta al sugo ed è avanzata, domani faro' la frittata di pasta con la ricetta di mia nonna. La portero' al lago. Faro' quel piccolo sentiero tutto verde, mi fermero' su quella panchina di legno, un po' in bilico per lasciarmi cullare dal fruscio dell'acqua del ruscello. Vedro' qualche vecchietta pedalare felice sul sentiero che incrocia la ferrovia. Una volta arrivata mi stendero' sull'erba a guardare i bambini che entrano nel lago in punta di piedi aprendo le braccia per tenersi in equilibrio tanto che l'acqua è fredda. Alzero' di nuovo i piedi al cielo e rivolgero' la testa al Monte Bianco sentendomi piccolapiccola e mi lascero' invadere da questo senso di immensita' che mi fa tremare tutta e pensare che sarebbe magnifique un mondo al contrario,camminare sulle nuvole e sara' in quel momento che premero' di nuovo sul click della fotocamera, senza flash, tutto vero. Non c'è niente di artificiale, qui.

Click!

"Pase lo que pase, sea lo que sea.. esperanza". Siempre.

Manu Chao salta tra il mio cuore ed i timpani.

08 luglio 2008

Ubriaca di Cielo e Grano.


Il cielo sopra di me, le nuvole che si scompongono in mille figure colorate, un tuffo in mezzo al grano per sentire una sensazione di protezione e libertà.
Il naso rivolto alle stelle mentre si viaggia, dentro e fuori di me.


Kiki occhi di cerbiatta ha steso all’ombra di un albero un telo magico in un parco al centro di Roma: attende che esso si sollevi in volo sopra la città e il mondo, sì che lei possa vedere fin dove arriva il fiume della sua giovane vita. Ha già deciso di essere come si sente, bella e timida, di non forzare più di tanto la sua indole e di guardare dall’ombra questa strana estate che potrebbe essere l’ultima della sua prolungata infanzia. (Enzo Rasi)


Buona vita mondo!

On air: "Rotolando verso sud" - Negrita.




30 giugno 2008

Φωτεινή




*Grazie a Iorgakis per questo momento di vita, catturato in un istante che correva veloce tra la mia malinconia e la gioia d'esserci.


On air: "Petite blonde du boulevard brune" - Manu Chao.

12 giugno 2008

Baci senza Memoria.


Besame mucho como si fuera esta noche la ultima vez. Besame besame mucho que tengo miedo tenerte y perderte despues.

[pensieri emotivi in costruzione]

On air: "Besame Mucho" - Cesaria Evora.

Foto di Michele Torsello.

05 giugno 2008

Velenosoamore.



Ti penso e gli occhi si riempiono di profumo, lo stomaco inizia a girare come le giostre del lunapark.
"Comment ça va? Ma - dimmi - mi amerai anche quando i capelli da biondi diverranno bianchi e soffici come ovatta e zuccherando il caffè le mani mi tremeranno? Anche se, un giorno, le gambe stanche, arriveranno in quel dove, in ritardo? Mi ameresti anche se dovessi dimenticare il mio nome ma ricordare qual è il cammino per la montagna?".
Ogni giorno mi inietto in vena una dose di droga, velenosa e curativa. Un pizzico ed un morso sulla pelle delicata che mi marchiano a vista, una lettera scarlatta tra le vene ed i nei dietro il collo, un bacio sulle palpebre a suggellare le mie notti bianche. Uno sguardo che uccide tutti i buoni propositi, un "ti voglio" che manda a farsi fottere l'orgoglio, il buon senso e le paure ed allora si continua a dondolare su altalene d'indecisioni, si strizzano gli occhi e si arriccia il naso quando con il viso si arriva a toccare il cielo, le mani stringono le catene per non cadere, ché lo sai pure tu che le vertigini mi fanno perdere i sensi.
Quest'amore è malato, malato, malato, ma è amore. Spigoloso, pungente, ruvido, morbido, gustoso come cioccolato alle nocciole, bianco come ghiaccio e nero come terra.
Voglio smarrirmi, perdere la rotta.

Lo voglio ma, alla fine, lo sai anche tu che ritrovo sempre la strada per tornare da dove sono partita. Quanto detesto quest'adorabile debolezza.

Dimmi di no.

On air: "Vento d'Estate" - Max Gazzè e Niccolò Fabi.

Foto di Moumine.

30 maggio 2008

Un doppio caffè americano, per uno.

Everybody needs a place to talk


Il termometro segnava trenta gradi e l'asfalto era rovente. Sara era indecisa su quali scarpe mettere. I sandali neri col tacco alto e sottile o quelli rossi, bassi, più informali e sicuramente più comodi?.
Le sei del pomeriggio erano arrivate senza che lei se ne rendesse conto. Sale sull'autobus, si libera subito un posto e lei, con la rapidità di una gatta, sedendosi, tira un sospiro di sollievo.
Il suo sguardo si posa su un libro che una ragazza teneva tra le mani, sulla copertina c'era scritto: "lire cinque". La ragazza, come in bilico, con una mano teneva il libro tutto ingiallito aperto a metà e con l'altra, a stento, riusciva a reggersi alla maniglia sospesa, tra una frenata ed una curva, rispose con un sorriso allo sguardo attento di Sara e così, lei, trovò il coraggio per chiederle che libro fosse il suo e quanto fosse vecchio per costare così poco..! La ragazza le rispose che sì, era un libro davvero vecchio su cui stava adattando una rappresentazione teatrale. Era un' attrice lei, dai capelli lucidi e lunghissimi, stretti in una sottile coda di cavallo.
Parlarono del caldo, del tempo, del fatto che l'aria condizionata in quell'autobus, che assomigliava di più ad un carro bestiame, fosse rotta e di come il caldo quando irrompe, si fa sentire nell'impazienza e nella facile irritabilità della gente.

Sara, s'era immersa nel caldo, pregustando la freschezza di quell'appuntamento.
Lei era rilassata, senza pensieri, quasi sospesa in una realtà senza tempo.
Il cellulare di Sara vibra e parole inglesi s'illuminano sullo schermo : "I'm here early. Where are you?".

John era in anticipo, Sara ancora in autobus.

Lei vede subito le sue possenti spalle, lui china la sua perpendicolarità da "big ben" e le bacia le guance.

I loro piedi tagliano le traiettorie delle rotaie dei tram.
Si insinuano nei vicoli della vecchia e buona Roma, passeggiano lungo le mura che parlano di storia e di dolori. Alla fine il "Portico d'Ottavia" s'apre nella sua bellezza con quelle finestrelle di legno consumato, tipiche delle antiche facciate dei palazzi del centro storico.

"Ti piacciono i films di Totò?", le chiede velocemente lui.
Sara ride, alzando un sopracciglio e rimane stupita della domanda. John da buon inglese non riusciva a pronunciare il nome "Totò". Le sue "o" rimanevano strette tra i denti.

La piazza era gremita di gente che si sventolava con le cose più svariate: un giornale, un cappello, una locandina di un "corso di taglio e cucito"..
Lui le indica una bambina che pedalava felice su una bicicletta rossa.. ad aspettarla a braccia aperte, poco più in fondo, c'era suo padre, con in testa una kippah nera, così perfetto in quel luogo..

Sara scopre che John è molto attento ai particolari di quel pomeriggio. Questo a lei piace ma, d'improvviso, lui esaspera, volutamente, il suo snobismo e comincia a sparare critiche sugli italiani, su quanto questi siano omologati, e di quanto sia stranamente sparito l'individualismo, dall'Italia stessa partorito.
Sara, pur condividendo molte delle critiche, non ne apprezza il tono troppo dispregiativo.

Arriva il cameriere, piuttosto maleducato, perchè chiede solo a lui cosa desidera ordinare, e lui, ironicamente maleducato ordina, solo per sè, due caffè americani, con sei bustine di zucchero.
Sara, impiega qualche secondo per superare lo stupore e l'imbarazzo di fronte a questa doppia maleducazione, e così ordina per sè, malvolentieri, un tè freddo al limone.

Il tono del momento si solleva quando i due parlano di cinema.

Federico Fellini e la sua "Dolce Vita" e l' "Eclissi" di Antonioni fanno rinascere in Sara l'interesse per quel ragazzo. Le sembra d'essersi di nuovo librata in aria ma viene richiamato il cameriere per chiedere il conto ed il volo di Sara, d'improvviso, perde quota. La somma di quegli scontrini bagnati dalle gocce del tè freddo, arriva. Lei, in quanto invitata, per un attimo ignora la somma da pagare.
Prende dalla borsa delle banconote facendogli intendere, anche se con imbarazzo, che non sa cosa fare.
Il colto gentleman inglese afferra una banconota dalle mani di Sara e le dice: "Ok, give me something".

In quel momento il caldo sembra sparire in quella situazione di gelo tra i due.

"Should we go?" le chiede lui, frettolosamente.

"Sì. Sono le venti. Devo andare", risponde lei.

Sara, sul ciglio della strada, guarda John che si allontana. Per un attimo rimane interdetta ma presto si rende conto di essere felice.

Felice d'aver fatto la scelta giusta: ha calzato i sandali rossi, bassi, che le permetteranno di tornare a casa, di corsa.


On air: "Alle venti" - Audio 2
.

25 maggio 2008

Dimanche.


In questa domenica di sole sono tante le cose che vorrei dire, eppure la sintassi mentale si sgretola e le emozioni galoppano troppo veloci perchè io possa afferrarle in tempo.
Stanca di inseguire arcobaleni e di proteggermi dai fulmini, silenziosa me ne sto nella mia vita, lasciando che sguardi-cose-parole mi attraversino la pelle. Alle volte, alcuni di quegli sguardi-cose-persone mi lasciano come un neo addosso, molti sono impercettibili, nascosti in un dove che solo io conosco, che solo io posso scovare. Altre volte, invece, niente. Nessun passaggio sulla pelle, solo qualche scottatura, come quelle che si prendono i primi giorni di sole, al mare. Ti bruci, ma poi, in fondo, tutto passa. Non cerco "pacche consolatorie sulle mie spalle. Ho solo voglia di trovare la forza di raggiungere un obiettivo. Cerco quella voglia di futuro e il coraggio di lasciar andare il passato in una memoria tutta mia, tutta profonda e profumata, ma m e m o r i a. Non si può vivere nel ricordo di ciò che è stato bello sperando che il futuro vesta gli stessi abiti. Vorrei aprire le braccia in questa domenica di sole, gettar la testa indietro, lasciare che questo venticello romano sfiori i miei capelli e pensare al futuro, tutto vuoto, tutto bianco, tutto da dipingere. Sì, da dipingere a pennellate di pensieri nuovi.

Voglio pensieri nuovi, ecco cosa voglio.

*On air sempre Yann Tiersen, come un vecchio giradischi che "s'incanta", come un carillon di vecchi e nitidi ricordi. perchè, in fondo, da questa musica mi lascio cullare.

20 maggio 2008

La ragazza della finestra di fronte.


Piove. Il ragazzo va alla finestra, la apre per guardare la pioggia che cade. Annusa l’odore d’aria bagnata. Il cielo è grigio e grigie sono le pareti del cortile.
Il suo sguardo che scorre il perimetro del muro si ferma sull’immagine della ragazza dietro i vetri della finestra di fronte.
La sua blusa rossa è l’unico punto di colore. I suoi pensieri come aereoplanini di carta, sembrano prendere il volo ma presto atterrati da una profonda tristezza mista a malinconia. Il ragazzo lo percepisce e si domanda il segreto di quegli occhi.
Lui rimane immobile e concentrato a interpretare quell’immagine come un visitatore di una mostra davanti ad un dipinto. Lei - dietro la finestra - l’immagine dipinta, la finestra di fronte - la sua cornice.
La ragazza continua a fissare la pioggia con lo sguardo innocente di una bambina.
All’improvviso, lei scompare dietro la tenda che, chiudendosi, porta con sé la sua malinconia.
La finestra di fronte rimane vuota come lo sguardo del ragazzo.
La pioggia batte forte e lui si domanda se lei farà ritorno.


*da uno scritto di Iorgakis, per me.

On air: Yann Tiersen.

Foto: "Waiting for" di Petitescargot.

17 maggio 2008

Kalispera.


Le spalle le rivolgiamo alle antiche rovine di Roma, a quel che rimane dei resti di un antico tempio a Largo di Torre Argentina. Eccole lì quelle colonne che il tempo, benevolo, continua a tenere in piedi.
La bocca rimane chiusa ma i tuoi occhi da dietro quegli occhiali dalla montatura spessa, nera, leggono profondamente tutta la mia paura d'esistere, tutti i miei dubbi sul domani che verrà.
Domani è arrivato e non ci sono più colonne alle nostre spalle a reggersi in piedi e a custodire parole mai dette. C'è una vecchia panchina e noi ci sediamo sul bordo dello schienale. La luna è pallida ed il venerdì è pieno di luci e di macchine che si danno appuntamento in piazza.
Alle spalle c'è l'Oviesse. In vetrina quei manichini tristi, tutti uguali con delle orribili parrucche. La mia bocca rimane chiusa, di nuovo. Questa volta lo so che i tuoi occhi sanno leggere i miei. Sposto il viso e lo porto lontano dove tu non puoi vedermi.
All'improvviso, due dita sotto il mento ed uno scatto repentino mi portano alla realtà. Ed eccoci qua, di nuovo, a parlare di me. Ed io sono l'universo intorno a cui girano i miei mondi paralleli, così diversi ma in fondo così simili, le loro traiettorie si sfiorano in quello spazio infinito che c'è tra il tuo accento greco ed il mio silenzio che parla e parla.

"Due cose sono gratis: i sorrisi e la pazzia", mi dici, con lo sguardo che taglia l'aria, da dietro gli occhiali. Ed io non posso non sorridere.

La ragazza della finestra di fronte sa che tu sei abbastanza pazzo, sì. Altrimenti non ti avrebbe scelto come amico.

Efharisto, Iorgakis.


On air: "Passione" - Neffa.

Foto: "Saint Peter" di Claudio Martella.

10 maggio 2008

le Manège.


Il silenzio s'è fatto spesso, coltre di polvere su parole non dette. Tutto è afono, anche i sentimenti. Niente ha più senso, le labbra rimangono incollate, sigillate. Mi chiudo come una lumaca nel proprio guscio, sulla pelle nessun raggio di luce. Non ho voglia di uscire, di vederti, di vedervi. Non ho voglia di spiegare i miei perchè ad orecchie sorde e sensibilità monche. Parole senza accenti ed occhi vuoti, anime fatte d'aria, delusioni palpabili. Questo siete. Mi gira la testa, la nausea sale dallo stomaco alla lingua. Voglio scendere da questa giostra che gira contro senso, e scenderò.
Non ho più voglia di raccontare, non c'è nessuna storia da cucire, da tessere e condividere, nessun ricordo di te mi entra negli occhi. Ora ci sono solo io, qui, con questa voglia di tirare il freno e dire che mi basto solo io, in questo mondo. Stasera c'è un sano egoismo a tenermi compagnia ed una lacrima congelata tra le pieghe del cuore.

25 aprile 2008

[Nuvole nel Cuore]

Il cassetto immaginario è colmo di sogni e speranze, ma, in fondo, qual è il desiderio più grande?
Essere felice, forse?.
No, caro amico... la felicità è una lucciola che ci abbaglia nel cuore della notte, ci dilata le pupille e poi.. cosa ne rimarrà quando l'alba s'aprirà all'orizzonte?
Solo il ricordo di quello sbattere d'ali luminose.
Sono giorni di nuvole che si rincorrono nel cuore. Una corsa ad ostacoli tra fulmini e saette d'indecisione, montagne innevate in agosto, tutte da scalare, e le mie dita scivolano su questa tastiera, figlie dei pensieri miei. Ascoltando "Lezioni di piano", un nodo alla gola mi prende come mano grande e ferma, "cristalli di sale si moltiplicano sul viso", prima di precipitare dal pendio dei profumi. Ed io, muta, mi sento fortunata.

Dopotutto, la sensibilità è sì un dono ed una maledizione assieme, ma lei m'ha baciato la fronte ed io l'ho accolta, nella mia vita, come un mendicante viene accolto nel tempio di dio.

Sono profuga, io. Sono vento e sale, lacrime e lune rovesciate sotto il naso.


Quasi trent'anni fa un amico, dagli occhi limpidi e liquidi, scrisse questa poesia, che io ora dedico a me stessa e a voi tutti.

Uscito sulla sera

ad incontrare il senso del mio giorno

di vita

ho trovato solo contraddizioni

e un grande amore.

Ogni volta una dura prova

per la mia modestia.

Forse un giorno riuscirò a stringere

la mano

di quella viaggiatrice fugace

e solitaria

che sfiora tutte le sere casa mia:

serenità.

(Enzo Rasi)

22 aprile 2008

Strange Girl.


Finalmente un giorno di primavera in via dei Fori Imperiali e negli occhi di Sara.
La città eterna risplende e riscalda, i turisti che in calzoncini corti e magliette leggere si dissetano alle fontane romane e Roma li guarda…con benevolenza?.
Strani cappelli e occhiali proteggono i loro occhi da questo sole così mediterraneo, così accecante come lo è la bellezza della città senza tempo.La ragazza si siede, dando le spalle all'arco di Costantino.
Un sms vola tra le sue mani: "I'm coming at foot. I'm in late, sorry".
La frase s’è appena spenta nelle dita e arriva lui.
Trafelato, con passo veloce, con una camicia a righe bianche e viola, jeans ed un maglione beige tra le mani; i capelli scompigliati e le guance rosse e la fronte un pò sudata nascondono gli occhiali da vista con la montatura delicata. Le sorride e si siede affianco a lei. Si toglie gli occhiali ed inizia a giocarci con le dita. Poi parla di un vecchio film inglese che lei non ha visto, lui parla ma lei lo guarda con placida assenza mentre la sua mente si perde su rotaie immaginarie. Ok, let's go. Le strade del Celio hanno una luce così particolare oggi, poche persone incrociano il loro cammino. Un'edera verde nasconde finestre segrete su facciate giallo ocra.
"Come si dice edera in inglese?".
"Si dice Ivy" - risponde il ragazzo.
"Quindi, vuoi dirmi che le ragazze che si chiamano Ivy, si chiamano edera?".
John - scoppia a ridere - "Yes. Ma non è un nome frequente". Trema un po’ mentre lo dice.
Il prato di Villa Celimontana è pieno di bambini che giocano a palla coi papà, di ragazzi che - sdraiati - si fanno le fusa. Sara e John camminano a lungo per trovare un posto dove sedersi.
"Fammi una domanda". La voce femminile rompe la sospensione e sorprende il ragazzo.
"Dimmi cosa hai fatto negli ultimi sei anni" - propone in fretta lui, ma nella testa di Sara le immagini scorrono veloci come se non aspettassero altro: è quasi imbarazzante, ne gusta il profumo, riesce a sentirne la consistenza tra le mani.
John la fissa con sfrontato piacere e allora lei dice qualcosa, qualcosa di banale, lo dice anche se non le appartiene – “E tu cosa hai fatto negli ultimi 6 anni?”. E' come bloccata da una sorta di imbarazzo, ma non ne conosce chiaramente il motivo.

Trovano, finalmente, un posto dove sedersi. L'obelisco è imponente dietro l'impalcatura.Lui inizia a raccontare dei suoi viaggi. Lei strappa una margherita dal prato ed inizia a farla piroettare tra il pollice e l'indice. Si sdraiano l'uno accanto all'altra. Il cielo è terso, il sole è tiepido, le loro pelli sono bianche come il latte. L'erba è umida ora, come l'umore di Sara. Lui scopre i denti in un sorriso inaspettato.
"Tell me, why do you laugh?"- dice Sara con un lievissimo sorriso
"Because you are a strange girl, strange in senso buono però". Le passa una mano tra i capelli, come le nuvole passano davanti al sole. Il parco è in ombra, il tempo è trascorso altrove non da loro; ora è tornato sul prato per riprenderli, per farli nuovamente invecchiare.
"I have to go now, thanks a lot for this nice moment with you"- e la ragazza si volta rapida.
"Quando ti rivedrò?" le dice dietro, affanato, il ragazzo.
Sara rimane muta fissando le luci rosse del Colosseo e non sa cosa rispondere.
"Wait!".
"Mi dispiace, devo proprio andare ora".

John andando via dà un ultimo sguardo al mondo che li ha visti assieme e promette a voce alta che ne serberà della visione, il ricordo. Ma la musica di Sara è già svanita, il cielo s'è fatto scuro, la luna bussa alla porta, qualcuno passeggia sul cuore, ma nome non ha. Si sente solo un'eco sfacciatamente english, come quella camicia a righe. L'eco lontana dell'acqua delle fontane dei pomeriggi romani e di un accento.


Questo mio scritto è stato rivisitato da un amico scrittore. Grazie E.R.



On air: "Clair de Lune" - Claude Debussy.

Foto di Przemekbrzoskowski.

16 aprile 2008

Nuits.


Già so corteggiare, già so baciare con la lingua, ora devo solo sognare. Queste parole masticate tra i denti salgono fino al naso, risuonando nella stanza. In petto c'è una finestra. Sì, una finestra spalancata, da cui le persone s'affacciano e scrutano e guardano e parlano. A volte, vorrei chiuderla per fare ombra dentro me. Troppo esposta, mi sento. Altre volte, invece, mi diverto nel capire cosa c'è dietro la luce del loro sguardo. Le incomprensioni volano nella notte come pipistrelli maldestri, gelosie senza nomi, senza alcun senso di marcia mi conducono al sonno. Mi dimentico di infilarmi il pigiama e mi addormento col telefono nel palmo della mano, come fosse una conchiglia, da cui ascoltare il rombo del tuo mare dentro. Tu sei lontano, perso in qualche bosco a sognare l'anarchia. Ed io sono qui, a perdermi dietro i tuoi sospiri e le tue lacrime d'emozione. Il cuore è rosso ed è in vetrina. Qualcuno prova a sfiorarlo ma non riesce a raggiungerlo. E' chiuso e protetto da una rete fitta fitta di consapevolezze e paure. Forse, per una volta, devo smetterla di difendermi quando pericolo non ce n'è e lasciare che le libellule mi volino più vicino. Forse.

[Já sei namorar Já sei beijar de língua Agora, só me resta sonhar .. Se você quer a vida em jogo Eu quero é ser feliz ..Eu sou de ninguém Eu sou de todo mundo .. ]

On air: "Jà Sei Namorar" - Tribalistas.

Foto: Elias.

Mad world

13 aprile 2008

I'd Rather Dance With You

Entro in punta di piedi. Mi sfilo gli stivali come una gatta in bilico su una ringhiera. Le luci in salotto sono ancora accese, una candela, spenta da poco, profuma tutta la stanza di vaniglia. E' quasi giorno fuori. Mi siedo sulla mia poltrona preferita, ancora col cappotto indosso, mi massaggio il piede sinistro e rido come una stupida tra me e me ripensando alla notte vissuta. Gli sguardi lontani e quelli vicini. I messaggi segreti mandati a pochi metri di distanza. Le provocazioni, la salsa danzata con quella ragazza dalla pelle cioccolata e i denti avorio, la vodka che scorre nella gola e cola nel petto riscaldandolo tutto. Il sudore si gela sulla pelle e le si attacca come la sabbia del mare. Il vento fresco della mattina accarezza i capelli ormai scuri. Le sedie dei bar della piazza sono tutte in ordine, i tavolini puliti, nessuna voce risuona nell'aria, l'acqua della fontana scorre discreta, senza far rumore. Il Pantheon è il re, stanotte. Stanca di camminare, riprendo forza, sedendomi sui suoi gradini e penso al sole che tra poche ore farà la sua comparsa. Il trucco è sfatto, i capelli sono umidi, ho ballato stanotte, ho riso, ho cantato, ho goduto stanotte di me e della mia gioia d'esserci. Il mio pensiero ti ha amato da lontano, mentre chissà quale lugar i tuoi occhi, per la prima volta, mangiavano stanotte. Sulla tua lingua si sciolgono parole spagnole e - sulla mia - si dissolvono fragoline di bosco. Tutto è surreale, tutto è magico, impossibile ma realizzabile. Mi sento persa, per un attimo. Cosa ci faccio qui? Riapro gli occhi, mi guardo. I capelli incorniciano il mio viso stanco e gli occhi raccontano di me, di un azzurro che anche al buio sa risplendere. Si balla ancora dopo aver dormito solo poche ore. Il sole è alto, il lago ci aspetta. Mi addormento su un prato come una bambina. Tu, silenzioso, non mi svegli. Attendi il mio risveglio, guardando lontano. Dove si perdono i tuoi pensieri? I miei non sono capaci di raggiungerli. I sentimenti si accavallano. La musica scioglie il silenzio, il lago s'allontana rimanendo muto e fermo. Le nuvole giocano col cielo ed un senso di serenità m'invade tutta, insieme alla voglia di piangere - improvvisa e senza senso. Di colpo, vedo ciò che ho e forse, per una volta, capisco che è ciò che voglio davvero.

V i v e r e .